Infatti udì che si spalancavano le porte della camera vicina che serviva di ufficio, s'accorse che accendevano i lumi, sentì entrare un personaggio che doveva essere un capo, conobbe la voce del sergente che gli faceva il rapporto, e certo gli rendeva conto della cattura.

Dopo un lungo silenzio durante il quale non sentiva che i battiti del proprio cuore, e delle arterie ai polsi ed alle tempie, un comando militare mise in moto alcuni uomini, la sua porta s'aperse e due soldati armati di fucile accennandogli di seguirli lo introdussero nell'ufficio, dove il capitano e il sergente sedevano al tavolo, fra due candele accese, scartabellando alcune carte. I soldati di scorta chiusero l'uscio e rimasero ai lati della porta a far guardia. Tiziano nel mezzo attendeva di essere interrogato.

Il capitano gli fece ripetere le indicazioni già date al sergente, poi gli disse:

— Voi siete accusato del flagrante delitto di rottura del blocco.

Tiziano voleva parlare, ma il capitano lo fece tacere con un cenno imperioso della mano, e soggiunse:

— Domani mattina sarete tradotto a Correzzola dove si trova il Consiglio di guerra, che deve giudicarvi, unitamente ad altri individui sorpresi dalle nostre pattuglie con viveri destinati a Venezia. Questo non è che un corpo di guardia avanzato, per la sorveglianza della linea. — E dopo tale spiegazione lo fece condurre nella sua prigione provvisoria.

Tiziano si gettò nuovamente sul materazzo col pensiero che quella era l'ultima notte che passava a questo mondo, e voleva dedicarla interamente ai suoi cari, vivendo in ispirito con loro le ultime ore della vita, ma era continuamente distratto da un andirivieni di gente, e da un ripetersi di comandi che metteva in movimento uomini ed armi. Indovinò che erano pattuglie notturne che ricevevano gli ordini e partivano al loro destino. Quel movimento durò circa un'ora, e finalmente gli successe un perfetto silenzio. Allora soltanto i pensieri del prigioniero poterono concentrarsi, e dovette provare il massimo dolore di ricordarsi del tempo felice nella miseria. Rivide il roccolo di Sant'Alipio, e il nido di Montericco con tale lucidità, che la sua anima pareva aver abbandonato il corpo per trasportarsi in quei luoghi diletti, sentiva la voce di Maria, sentiva la freschezza delle sue labbra che gli davano l'ultimo bacio.... In questo punto la porta si aperse e vide entrare un uomo rischiarato da un fanale semispento. Il prigioniero appoggiandosi ad un gomito alzò la testa, e mettendosi una mano distesa sopra gli occhi per concentrare la poca luce, osservò attentamente l'uomo del fanale, e conobbe il capitano, il quale, essendosi avanzato fino a lui, gli disse:

— Alzatevi.... la vostra Maria vi salva la vita....

Tiziano sbalordito non capiva nulla, e chiedeva ansiosamente:

— Maria?... dove è Maria?...