—Fate una cucina detestabile! disse papà Gervasio, senza tanti complimenti. Figliuoli miei, la vostra Betta vi rovina lo stomaco. Colle mie solite sofferenze intestinali, io non potrei reggere a questi cibi malfatti. Dovete sapere che la cattiva cucina è un vero veleno!...

—Pur troppo! gli rispose Silvio, questo è quello che ripetiamo ogni giorno tutti due, ma Metilde non se ne intende, ed io meno di lei.

—Eppure, disse Gervasio, tu hai veduto in cucina, per tanti anni, la nonna e Maria, che qualche cosa avresti dovuto imparare.

—Non ho imparato che a mangiar bene, egli soggiunse con un profondo sospiro; e adesso ho la doppia afflizione di mangiar male e di non saper trovare un rimedio.

—Ma a me il rimedio mi sembra facile, cambiate la domestica.

—È impossibile!... gli rispose il figlio, e per non compromettere sua moglie e non parere un minchione, soggiunse: è tanto brava in tutto il resto, e ci conviene perfettamente.

—Ma la cucina è l'essenziale, si tratta della salute.... della vita! [pg!265]

—È verissimo, ma si può cadere in una ladra pericolosa, non si sente a parlare che di furti.

Siccome Silvio gli aveva domandato un sussidio straordinario, perchè si trovava senza quattrini, essendosi sbilanciato per le spese d'impianto, papà Gervasio voleva rispondergli:—che cosa vuoi che ti rubino se sei sempre senza soldi?—ma temendo di offendere la nuora e di mettersi sopra un terreno pericoloso, si tacque, preferì di continuare il discorso, e disse:

—Se volete che venga qualche volta a trovarvi abbiate pietà del mio povero stomaco e dei miei intestini. Procurate d'istruirvi in quello che non sapete, ingegnatevi, imparate, chi non sa fare non sa comandare. Scommetto che avete dei romanzi, e delle poesie, e che vi manca un libro di cucina, il libro più utile della casa!...