—Per riguardo verso mio figlio e la nuora, rispose Gervasio, che potrebbero offendersi della preferenza....

—Non è una preferenza, è una necessità inevitabile. Vostro figlio e vostra nuora non verranno mai più a stabilirsi in campagna; che cosa farete voi solo e malescio con vostra madre resa impotente dall'infermità? Non abbiate riguardi ed anzi per l'interesse stesso di vostro figlio e della sua famiglia, chiamate Maria a dirigere la vostra casa, e avrete, oltre la sua valente assistenza, anche l'aiuto e la sorveglianza di suo marito.

Non fu difficile convincerlo, perchè questo era il suo stesso desiderio. Ogni cosa fu prontamente combinata; i vecchi Pigna aderirono subito perchè ci vedevano il loro interesse; la famiglia di Venezia non ebbe motivo di sorprendersi d'un avvenimento suggerito dalla necessità a vantaggio di tutti. I giovani sposi trasportarono prontamente i loro arredi in casa dello zio e della nonna e vi presero stabile domicilio. [pg!298]

Andrea aveva prese le abitudini dei Bonifazio, e vi si era affezionato; Maria che sentiva tanto bisogno di non abbandonare la nonna, era lietissima di rientrare in casa della sua famiglia ove era nata, ove aveva tante memorie e tanti amici, ove i bisogni del cuore, e tutte le necessità della vita la rendevano indispensabile.

Essa riprese con bontà ed energia il suo antico dominio, e papà Gervasio ne fu così lieto che gli parve anche di star meglio di salute, e si propose di seguire i consigli del medico, ai quali non faceva più attenzione per le afflizioni che gli amareggiavano l'esistenza.

Le sue sofferenze esigevano un esercizio moderato; l'immobilità gli riusciva dannosa quanto l'esercizio violento. Non poteva camminare senza incomodo, non poteva subire le scosse della vettura senza inconvenienti. Si fidava benissimo di Falcone, cavallo onorato e tranquillo; ma era ancora troppo brioso per lui, perchè restando lungamente in scuderia, quando lo attaccavano al legno salutava l'aria aperta dei campi con ripetuti nitriti, e faceva dei salti d'allegria.

Il medico lo aveva consigliato di acquistare un somarello e un carrettino relativo, e di farsi trascinare senza scosse per le vie battute. Aveva seguito il consiglio, e l'asinello seppe meritarsi [pg!299] facilmente le simpatie di Maria, che gli aveva messo nome Martino.

Collocato in scuderia nella posta vicina al Falcone, i due animali si facevano buona compagnia, si strinsero prontamente in amicizia, e vennero ammessi alle stesse profende d'avena, alle stesse largizioni di pane e di zucchero, ed alle carezze della mano affettuosa di Maria.

Quando uno dei due era tirato fuori dalla stalla, l'altro mandava dei lamenti dolorosi, e continuava a dolersi durante l'assenza del compagno, e al ritorno si udivano i reciproci saluti, gli allegri nitriti del cavallo e i ragli ripetuti dell'asino.

Martino aveva imparato da Falcone a poggiare il muso sulle spalle della signora, a frugarle le tasche colla bocca, a dimostrare in diversi modi il piacere di vederla, e la riconoscenza dei doni ricevuti.