Maria ne faceva l'elogio al maestro Zecchini, lo conduceva in scuderia a fare conoscenza col nuovo amico.

Papà Gervasio li seguiva insieme con Andrea, si lodava moltissimo dell'onestà e della intelligenza dell'animale, che gli si rendeva così utile, Pasquale voleva convincerli che il somaro era migliore del cavallo; guai se egli tardava un momento a somministrare l'avena a Falcone, appena [pg!300] trascorsa l'ora il cavallo si dimenava impaziente, e batteva le zampe in segno di collera. Martino aspettava rassegnato, non si lamentava mai, si contentava d'ogni cibo, ed anche in piccola porzione.

Uscendo dalla scuderia Andrea confermò i detti di Pasquale e ne fece i commenti; egli asserì che il cocchiere rubava la avena, e preferiva il somaro, perchè la povera bestia non si lamentava d'esserne intieramente privata, quando a Falcone era obbligato di darne almeno una parte per farlo tacere. Pasquale va in furia, disse Andrea, per questa esigenza del cavallo, bestemmia, e lo bastona. L'ho veduto io coi miei occhi.

Alcuni giorni dopo questa visita alla scuderia papà Gervasio si trovò in salotto col maestro Zecchini che stava seduto sulla poltrona in aspetto malinconico, silenzioso, cogli occhi bassi, rispondendo appena alle interrogazioni con parole tronche e recise. Si mostrò sorpreso di quei laconismi, e gli domandò se qualche afflizione lo rendeva così triste e pensieroso.

—Sicuro, ho una grande afflizione, gli rispose il maestro, e si può averne per motivi meno gravi del mio. Che cosa pensereste voi se un'opinione sostenuta in tutto il corso della vita, e costantemente confermata dalla esperienza, cominciasse a mostrarvisi erronea nell'età più avanzata? [pg!301]

—Avete dunque da deplorare un simile disinganno?

—Pur troppo!... pur troppo!... Voi sapete benissimo che ho ripetuto sempre la stessa cosa, per un lungo corso di anni, ho sempre detto che l'uomo è un asino!

—Ebbene?...

—Ebbene, ho gran paura d'aver calunniato l'asino!...

—Ma come vi vengono questi scrupoli?