—Ah!... fece il dottor Pellegrini, poi rivolto al collega gli disse: Ecco il motore!... ecco l'agente! e rivolto alla signora gli domandò:
—Erano forse notizie attristanti?...
—Tutt'altro.... erano buone notizie.... tutti stanno un po' meglio.
—Allora ha sorriso per la gioia, o ha pianto di consolazione?
—Non ha nè riso nè pianto.
—Chi scriveva quella lettera?
—Nostra cugina....
—Una cugina.... nubile?... maritata?...
—Maritata, maritata, rispose Metilde con un po' di dispetto, tanto la seccavano quelle interrogazioni indiscrete.
—Vedo che la signora mi trova troppo curioso, osservò il dottore; ella crede certamente inutili le mie domande. Ebbene, io voglio giustificarmi perchè parlo con persona che intende. Ella deve dunque sapere, cara signora, che ogni uomo obbedisce [pg!308] come uno schiavo ad un complesso di leggi che non conosce. Molte ispirazioni elevate, molti sentimenti generosi non sono che effetti d'un alimento o d'una bevanda, e così pure molti dolori intestinali sono prodotti da un'impressione morale. Se nessun cibo e nessuna bevanda hanno fatto male a suo marito, bisogna cercarne la causa nel cervello o nel cuore, perchè questi organi sono strettamente legati agli intestini, come il telegrafo di Venezia è legato a quello di Roma. Tutte le parti del nostro corpo corrispondono fra loro, e comunicano cogli agenti esterni non solo colla bocca, ma ancora cogli occhi e colle orecchie, quello che si vede e che si sente può produrre gli stessi effetti di quello che si mangia; una lettura può agire come un veleno; un paesaggio come un calmante. La collera, il disinganno, l'invidia alterano il fegato, i debiti fanno dolere la testa, la paura agisce sulla vescica e sugli intestini.... Ella vede dunque chiaramente che è stata quella lettera, che avendo trovato suo marito in uno stato di profonda debolezza, ha prodotto gli effetti dolorosi che ora dobbiamo risanare.