A queste parole, Silvio si scosse dal letargo nel quale lo aveva gettato la febbre, e disse:
—È verissimo quello che dice il dottore, l'inasprimento delle mie sofferenze è una conseguenza [pg!309] di quella lettera; essa mi ha fortemente contrariato ed afflitto.
—Ecco trovata la causa, conchiuse il dottor Pellegrini, adesso tocca a noi a modificarne gli effetti, e a riparare i danni prodotti.
Metilde in piedi davanti il letto guardava il marito con occhio torvo, mentre il dottor Pellegrini scriveva una ricetta, parlando sotto voce col collega, che mostrava di approvarlo col movimento del capo.
Il giorno seguente toccò alla piccola Camilla d'essere molto sofferente. Il medico la trovò aggravatissima. La madre afflitta ed inquieta era poco fiduciosa nel dottore, ma non voleva nemmeno consultare quel famoso Pellegrini che cominciava a diventarle antipatico. Pregò sua madre di mandarle il loro vecchio medico di casa, che non faceva tante domande suggestive, che ordinava ai bimbi dei biscottini, ed agli adulti quei beveroni di fieno filtrato, i quali contenendo tutte le erbe medicinali conosciute, dovevano giovare a tutte le malattie. Ma il povero vecchio era morto da qualche tempo, senza lasciare degli allievi. La piccola ammalata peggiorava, il giovane medico consigliò la signora di chiamare ancora il Pellegrini, e nell'interesse della bambina dovette rassegnarsi al nuovo consulto. [pg!310]
Quando udì il campanello che annunziava la visita all'ora fissata, la signora agitata da diverse sensazioni andò ad incontrare i medici in anticamera; li ricevette con un certo sussiego, e quando furono davanti la cuna, s'indirizzò al dottore Pellegrini, e gli disse con aria di mal dissimulata ironia:
—La povera bimba non ha ricevuto nessuna lettera da un cugino, dove andremo adesso a trovare il movente dei suoi dolori?...
—Nel sangue dei genitori: le rispose pacatamente il medico, in un qualche vizio, in qualche disgrazia degli antenati, in una debolezza o in un peccato della nonna o della bisnonna. Nella vita sociale i debiti restano alcune volte insoluti. Il benefizio d'inventario è un'invenzione umana, come ne ebbero sempre i legislatori; ma la natura non transige, e se i parenti contraggono dei debiti, tocca ai discendenti a pagarli.
—I nostri parenti morirono tutti vecchi, rispose Metilde; il nonno di mio marito, il capitano Bonifazio ha fatta la campagna di Russia ed è morto da pochi anni; sua moglie invecchiò come lui; i miei nonni morirono vecchioni; i miei genitori, grazie al cielo, stanno benissimo; mia suocera è morta da parto; mio suocero fu fra i difensori di Venezia: è una famiglia ricca di sangue generoso.... [pg!311]
—Cerchiamo dunque nel sangue degenerato della generazione presente, soggiunse il dottore; i vecchi resistettero ai disagi della guerra, affrontarono impavidi tutti i pericoli; i discendenti minacciano di morire per la lettera d'una cugina! la ricchezza è diventata la povertà, la pletora degli eroi si è ridotta all'anemia d'un fisico fiacco.