Non c'era caso d'aver ragione con quell'implacabile scrutatore delle umane miserie. Metilde si fece buona, alzò le mani congiunte in atto di preghiera verso il medico, e cogli occhi velati di pianto, gli disse:

—Per carità, dottore, mi salvi questa creaturina innocente di tutti i torti degli avi; dalla sua vita dipende la mia esistenza!...

Il dottore Pellegrini le rispose in tuono raddolcito:

—Mia cara signora, gli alberi si puntellano contro gli uragani; ma basta un soffio d'aria leggiera per abbattere un fiore. La scienza che ha costruite le macchine a vapore non è capace di creare un insetto. La natura è il solo medico dei deboli; la loro tenuità sfugge alla nostra ruvidezza. Cerchiamo di secondare la natura nella sua opera benefica; non possiamo sperare che nella sua potenza. Stia bene attenta ai più lievi [pg!312] movimenti della bimba, cerchi d'indovinare i suoi desideri, la aiuti a conseguirli; invece di consultare i medici, consulti il suo cuore, il cuore di una madre è il miglior medico dei bambini; se una madre, che abbia intelletto d'amore, non salva il suo bimbo ammalato, nessun altro lo può. Eccole il mio consiglio.

Questa volta parve a Metilde che il medico avesse ragione; se ne mostrò riconoscente, lo ricondusse fino alla porta dell'appartamento, stringendogli la mano in modo affettuoso. Avevano fatto la pace.

La malattia rimase stazionaria per due giorni, poi andò peggiorando.

Metilde non abbandonava la bambina nemmeno un istante, la vegliava assiduamente tutta la notte, le dava quei soccorsi che le venivano indicati dal cuore in osservazione continua; ma la natura del male si mostrava ribelle ad ogni cura.

Silvio inquieto, fremente nel suo letto di dolore, andava fantasticando con mille sogni d'infermo. Conoscendo sua moglie inetta a tutte le faccende domestiche, confondeva la padrona di casa colla madre, e pensava che una donna incapace di preparare una bevanda, non poteva essere capace nemmeno di assistere con intelligenza la sua bambina ammalata, e la rendeva ingiustamente [pg!313] responsabile dell'esito della malattia. È certo che vedendosi assistito da un infermiere l'animo irritato e malcontento lo spingeva a cattivi giudizii.

Ma la natura fu spietata e inesorabile, ogni più delicata cura materna fu vana; e dopo parecchi giorni di atroci sofferenze, la povera Camilla morì. E nessuno avrebbe mai potuto cavar dalla mente di Silvio che fosse morta per mancanza di cure.

Per riguardo al dolore della madre che fu grandissimo, il marito desolato nascose il triste pensiero, ma gliene rimase sempre un punto nero nel fondo dell'anima.