Ne diedero subito l'annunzio funebre alla famiglia, e ricevettero le più affettuose condoglianze, e un cassetto contenente i più bei fiori del giardino, raccolti e spediti da Maria per ornare di belle ghirlande la candida bara della morticina.

L'uscita della bara dall'appartamento fu uno schianto atroce pel cuore di Metilde, che cadde priva di sensi nelle braccia di suo padre, accorso colla signora Emilia per assisterla, e calmare il suo dolore. Si temette assai anche pel povero Silvio che quantunque in via di guarigione si trovava tanto abbattuto di forze da non poter sopportare una sensazione violenta. Ma il medico prevedendo la [pg!314] gravità del pericolo gli aveva somministrato degli oppiati soporiferi che attutivano il suo dolore.

Nel giorno dei funerali i signori Ruggeri rimasero colla figlia, lasciando libero sfogo alle sue lagrime; ma il giorno seguente la signora Emilia la ammonì in aria solenne di fare uno sforzo di rassegnazione, per occuparsi di quelle cure affliggenti che sono l'immediata conseguenza della morte dei nostri cari, e le diceva con aria compunta:

—Il mondo, mia cara, ha le sue terribili esigenze, dopo le lagrime c'è un'altra cosa, assai dolorosa, ma indispensabile; bisogna occuparsi del lutto, bisogna vestire le gramaglie.—La sarta e la modista attendevano in anticamera, la signora Emilia accennò alla Betta d'introdurle.

Allora distesero sul tavolo i figurini della moda in lutto, i fiori, e le perline nere di vetro, e le stoffe.

Metilde guardava sbadatamente, cogli occhi gonfi iniettati di sangue; prendeva in mano un figurino, con aria distratta, languente; si asciugava le guancie bagnate di lagrime, rispondeva sì e no coi semplici cenni della testa. La signora Emilia osservava le figure, le stoffe, consultava la sarta, discuteva, si animava parlando, e diceva a sua figlia: [pg!315]

—Ti consiglio la sottana di casimiro, a pieghe nella parte superiore, e a sboffi dal ginocchio in giù. Deve terminare con uno sboffo, una gala a cannoni e un pieghettato. Poi prendendo un altro figurino, le indicava: questa sarebbe la tunica....

—Mi piacerebbe più il giacchettino attillato, soggiungeva Metilde, con voce fioca e sommessa, ma la madre con voce insinuante, riprendeva:

—Creatura mia, quei giacchettini non si portano più dalle signore ammodo, sono troppo comuni, ne hanno perfino le cameriere; invece guarda bene questa tunica, si compone di due panierini sui lati; per di dietro si guerniscono di crespo e formano il puff....

Il disegno del puff sul didietro la persuase. Allora fissarono la forma del cappellino, scelsero i fiori neri, e il lungo velo crespo d'un effetto funebre meraviglioso. La sarta, la modista e la signora Emilia ciarlavano, criticavano certe mode; un mezzo sorriso velato sfiorò anche le labbra della madre, accennando con aria di profondo disprezzo alcuni aggiustamenti del giornale di mode, che le spiacevano.