—Gli farai osservare che io non approvo la tua promessa, che la tua salute esige dei riguardi, che in seguito, se starai meglio.... si vedrà.

—Ma io sto benissimo....

—Che importa!... gli dirai che ti senti male.... gli uomini credono tutto.... oh, non ti fa spavento quella vita noiosa, al letto d'un malato bisbetico, senza una distrazione nè uno svago, in quella perpetua solitudine?!...

Ma nessun argomento poteva persuaderla a rimanere, perchè oltre all'affetto del marito, e al sentimento del dovere, un altro motivo imperioso la spingeva alla partenza. Essa pensava a Maria che le pareva pericolosa, disprezzava Andrea, [pg!323] non ignorava il primo amore di Silvio, e non era disposta di abbandonarlo al pericolo, per non esporsi al rimorso di non averlo preveduto.

Partì dunque insieme al marito, malgrado il malcontento e la disapprovazione della madre, che fino all'ultimo momento la scongiurava a non abbandonarla.

E accompagnando alla stazione il genero e la figlia, mandava i suoi saluti e quelli di suo marito al caro signor Gervasio, e a tutta la famiglia, cogli auguri d'una perfetta guarigione, e le più calde raccomandazioni d'un pronto ritorno. [pg!324]

[XVIII.]

Durante il viaggio in ferrovia Silvio guardava fuori dal finestrino del carrozzone il fumo nero della vaporiera che scendeva sui campi e si disperdeva nell'aria, e aspirava con voluttà i sentori della campagna che gli facevano bene. Era la fine d'agosto, dei nuvoloni bianchi correvano nell'azzurro del cielo. I grappoli d'uva cominciavano a rosseggiare sui tralci, il sole d'estate aveva tinto le foglie di vari colori, il granoturco mostrava le pannocchie colle barbe mature, le quaglie cantavano nella saggina, i pettirossi e le cingallegre nelle siepi, le rane gracidavano nei fossi. Tutte quelle piante, e quelle voci, rammentavano a Silvio la sua prima gioventù, il tempo felice delle vacanze, quando correva pei campi in compagnia della cugina. Come erano cambiate le cose col corso degli anni!...

Metilde pensierosa teneva gli occhi abbassati [pg!325] sul ventaglio chiuso nella destra, e batteva le stecche colle dita della sinistra, come sulla tastiera del pianoforte. La gente che entrava ed usciva dalle diverse stazioni, i giardinetti dei guardiani, le carrozze che attendevano i viaggiatori non giungevano a distrarla dai suoi pensieri; la madre l'aveva tanto impaurita sulla vita che la attendeva, che ne presentiva tutte le tristezze, e rimpiangeva la sua Venezia.

Immersa nelle cupe meditazioni, passò senza avvedersene dalle stazioni di Mestre, Mogliano, Preganziol, ma quando il treno correva in fianco ai laghetti formati dalle curve del Sile, fra le canne palustri, e vide apparire la chiesa di San Nicolò di Treviso, come uno spettro severo e grandioso davanti le casupole che lo circondano, sentì una stretta al cuore che le annunziava l'arrivo. Alla stazione trovarono il legno che li aspettava. Fecero caricare il loro bagaglio, e domandarono subito a Pasquale le notizie del malato.