—Sempre lo stesso!—rispose il cocchiere, e queste parole suonarono all'orecchio della signora, come la condanna d'un lungo martirio.

Silvio accarezzò il collo di Falcone, che mostrò di riconoscerlo, e partirono subito per la villa.

Quando entrarono nel parco, Argo che stava [pg!326] sdraiato sulla porta di casa, balzò in piedi, ed annunziò il loro arrivo coi soliti abbaiamenti.

Comparve subito Maria che si gettò piangendo nelle braccia di Metilde, la quale corrispose colle sue lagrime a quelle della cugina. Scambiarono dolenti condoglianze sulla povera nonna, sulla bimba tanto desiderata, e tutti insieme si recarono direttamente al letto di papà Gervasio.

Parve che un raggio di sole entrasse nella camera alla vista del figlio.

Si abbracciarono teneramente piangendo, a ciascheduno mancava la parola, le strette di mano supplivano alla voce, nell'espansione di quegli affetti domestici.

Dopo tanto tempo che non si erano veduti, tutti avevano sofferto, tutti avevano bisogno di aprire il cuore riboccante di dolori e di lutto. Sedettero intorno al letto, il figlio accarezzava la mano del padre, Maria raccontava singhiozzando gli ultimi momenti della povera nonna, che si era spenta senza sofferenze apparenti, come tutte le anime buone, che dopo una vita laboriosa e faticata, si addormentano dolcemente nel sonno eterno.

Metilde si asciugava le lagrime col fazzoletto listato di nero che esalava un odore soave, e colla coda dell'occhio esaminava i vestiti di Maria, che [pg!327] non le parevano ammodo. Si vedeva che aveva scelto il più oscuro dei suoi abiti, e portava annodato al collo un fazzoletto di seta nera.

La seta nei primi mesi del lutto!...—pareva una cosa scandalosa agli occhi di Metilde, ligia alla prammatica che non ammette che la lana ed il crespo.

Quando Metilde si trovò sola col marito, gli segnalò subito quella vergogna.