Un'altra volta il vino gli aveva fatto male, perchè prima di entrare in cantina aveva bevuto della birra. Ma continuando ad ubbriacarsi non seppe trovare altro pretesto che quello che il buon vino gli piaceva, e che non vedeva la ragione di privarsene. Divenne una brutta abitudine. Beveva anche all'osteria, e rientrava in casa barcollando, colla bocca storta dalla quale uscivano delle parolaccie villane, delle espressioni tronche minacciose. Metilde ne aveva paura, ed alla comparsa dell'ubbriaco fuggiva nella sua stanza, e si chiudeva dentro.

Un giorno esso entrò improvvisamente in cucina tutto traballante, e si mise a strepitare senza riguardi davanti ai cugini. Maria lo minacciò di togliergli le chiavi della cantina; egli le rispose con uno schiaffo. Silvio saltò al collo d'Andrea e voleva strozzarlo. Metilde urlava spaventata, dicendo che quelle erano baruffe da mascalzoni, [pg!336] che Silvio non aveva bisogno di farsi paladino di nessuna dama, che egli non doveva ingerirsi negli affari degli altri.

Silvio dichiarò che si stimava in dovere di difendere la cugina, questa singhiozzava convulsamente, e non voleva che Silvio battesse suo marito. Andrea barcollante voleva menare dei pugni, allora la zuffa si riaccese, e Silvio lo mise alla porta a furia di calci nel deretano.

In questo momento giunse il maestro Zecchini, che veniva, come al solito, a far compagnia all'ammalato. Sorpreso dallo spettacolo inaspettato, si gettò fra i combattenti, e giunse a separarli.

Quando tutti furono più calmi, egli disse:

—Non mi sorprendo che gli uomini si prendano a calci; li ho giudicati da un pezzo; questa è una manifestazione spontanea della loro natura asinesca.... ma mi meraviglio che simili scene abbiano luogo in questa casa.... e in questi momenti!...

Volle sentire le giustificazioni di ciascheduno, prima di pronunziare la sua sentenza, e poi soggiunse:

—Mi toccava vivere tanto lungamente da persuadermi che i nipoti sono simili agli avi, l'eredità del sangue è imprescrittibile. Tu Andrea sei un ubbriacone come tuo nonno; tu Silvio sei battagliero [pg!337] come l'avolo capitano, che ha ornato queste pareti colle battaglie del primo Napoleone; ma tuo nonno si batteva contro la cavalleria dei cosacchi, e tu ti batti con quell'asino vestito e calzato, indegno di questa casa, e di questa donna. Maria, perdonate all'ubbriacone, come Gesù Cristo ha perdonato a chi lo metteva in croce, dicendo: «egli non sa quello che fa!»

Per buona ventura papà Gervasio non aveva udito nulla di quel tafferuglio.

Il maestro Zecchini li scongiurò di vivere in buona armonia, di non tralignare dall'esempio di quella famiglia che era stata sempre un modello di probità e di buoni costumi.