Il maestro Zecchini fu pregato di occuparsi dei funerali. Egli spedì subito il triste annunzio mortuario ai parenti ed agli amici, e fece tutti i preparativi necessari. Il giorno delle esequie il parco fu invaso dalla folla, che aspettando il momento del trasporto, girava pei viali, ammirando il sito pittoresco, e ciarlando sotto voce. I reduci delle patrie battaglie erano accorsi colla loro bandiera per onorare il collega del Quarant'otto, l'esule del governo straniero; molte persone, beneficate tacitamente dal defunto, erano accorse spontaneamente al mortorio, per sentimento di gratitudine. Il maestro Zecchini aveva fatto apparecchiare la [pg!341] fossa del defunto presso quella de' suoi genitori. Il padre e il figlio, due valorosi campioni della indipendenza nazionale, riposano tranquillamente nel modesto cimitero del villaggio coll'unico onore che avevano ambito in compenso dei loro servigi, la presenza della bandiera nazionale sul loro sepolcro.
Il notaio si recò alla villa Bonifazio per la lettura del testamento.
Silvio e Maria, figli di due fratelli indivisi, erano gli eredi legittimi di tutta la sostanza, che verrebbe divisa fra loro in due parti eguali, prelevate alcune spese, e qualche piccolo legato di amicizia e beneficenza, fra i quali era ricordato il maestro Zecchini, come l'amico più antico e più devoto alla famiglia, e Andrea Pigna: e seguivano le clausole seguenti:
«Considerando che l'unico mio figlio Silvio, dedicato all'avvocatura non potrebbe dimorare alla villa:
«Considerando che mia nipote Maria ha quasi sempre vissuto nella casa paterna (meno i pochi mesi dopo il suo matrimonio) rendendosi benemerita della famiglia per tutte le sue prestazioni:
«Desiderando che la nostra dimora continui ad essere abitata dalla famiglia, e dai discendenti, e conservata, per quanto sarà possibile, nelle presenti [pg!342] condizioni, così dispongo che la casa e le adiacenze, coi mobili e gli animali, il parco, il giardino, l'orto ed il brolo che costituiscono la villa, sieno compresi nella parte spettante a Maria, alla quale raccomando di continuare nelle tradizioni domestiche.
«Questa parte è libera da ipoteche.
«Siccome poi tutte le ipoteche che gravitano le campagne vennero imposte dai mutui contratti per l'educazione e il mantenimento di mio figlio, così è giusto che tutta la parte passiva, rimanga a solo ed esclusivo suo carico, coll'obbligo di pagare regolarmente tutte le scadenze dei mutui, e di affrancarli alle epoche fissate nei relativi contratti, se non gli sarà possibile di ottenere dagli interessati la necessaria dilazione.»
Il testamento si chiudeva colle solite formule notarili, la data, le firme del testatore e dei quattro testimoni, e quella del notaio col bollo del tabellionato, tutto in perfetta regola, secondo le prescrizioni del codice civile.
Silvio e Maria riconobbero che quel testamento era l'ultimo atto di probità del loro padre e zio. Metilde e Andrea furono malcontenti, ma non osarono esprimere il loro rammarico davanti il notaio, e mostrarono di aderire col silenzio. Ma nei giorni successivi cominciarono i lamenti in famiglia. [pg!343]