«Io divido il genere umano in due parti disuguali.

«Una piccola minoranza che pensa colla sua testa, una grande maggioranza che pensa colla testa degli altri. Noi possiamo vantarci di appartenere alla prima categoria, e viviamo alle spalle della seconda, colla giunta di quelli che pensando colla propria testa, sono curiosi di sapere quello che pensano gli altri. Dunque quasi tutto il gregge umano contribuisce al nostro mantenimento, e chi pensa bene ha diritto di vivere più lautamente degli altri; ma c'è posto per tutti, anche per coloro che vendono idee false, perchè tanto la miglior trattoria quanto la peggiore taverna smaltiscono i loro cibi, e chi non può mangiare il lepre deve contentarsi del gatto.

«Come il cuoco che ammannisce le varie vivande pei suoi avventori, il giornalista apparecchia ogni mattina la politica, la letteratura, la critica, le notizie cittadine, e il bollettino della borsa per uso e consumo de' suoi lettori, molti dei quali attendono con impazienza il giornale, per sapere che cosa devono pensare in quel giorno. Tu sai benissimo che l'ultimo giorno di carnevale, e la festa di Pasqua che non esce il foglio stampato, moltissimi associati o lettori non pensano a nulla, [pg!354] o pensano come la vigilia. Questo immenso prodotto della stampa, sempre crescente, a misura che scemano gli analfabeti, ha continuo bisogno di nuovi coscritti, da mettere al posto dei morti e degli invalidi.

«Chiunque vuol venire a Roma, qualunque sia la sua essenza, carne o carota, è sicuro di bollire nella gran pentola dell'eterna città.

«Dal primo ministro all'ultimo spazzino ciascuno trova il suo posto.

«Ci vengono da tutte le provincie degli uomini d'ingegno e degli stolidi, senza contare tutte le zucche spedite dagli elettori, la cui maggioranza appartiene a coloro che pensano colla testa degli altri....

«Ero giunto a questo punto della mia lettera, quando vidi entrare il nostro comune amico Sacripante che veniva a domandarmi se avessi da proporgli un direttore per la Confederazione Universale, giornale sbattuto dalle onde e dai venti contrari. Ho pronunziato il tuo nome che fu accolto con entusiasmo. Vieni dunque, appena sarai libero, a fare il capitano di questo naviglio in burrasca, e se saprai guidarlo con destrezza, e condurlo in porto, la tua posizione è assicurata, diventi grande ammiraglio della stampa.—Addio.» [pg!355]

Appena giunta questa lettera, Silvio chiamò Metilde, chiuse l'uscio della camera, e le mise sotto gli occhi una tabella piena zeppa di cifre, che indicava in modo positivo il risultato finale della liquidazione della sostanza paterna.—Una rendita meschina!—

A scongiurare così desolante condizione non restavano che due soli espedienti, o rassegnarsi a vivere modestamente in campagna, o partire per Roma, da dove gli veniva offerta la direzione d'un giornale cosmopolita.

Metilde escluse intieramente la prima proposta, e non accettò nemmeno la seconda, riservandosi di rispondere, dopo di aver consultata la famiglia.