—Ah! il signor Silvio dice questo?... farebbe meglio anche lui di non ingannare sua moglie, facendo la corte alla cugina!... questa sì è una vera azione da briccone!...

Tali parole entrarono nel cuore di Andrea come tante freccie avvelenate. Egli guardava il cocchiere in atto di sdegnoso disprezzo, ma non sapeva trovare una parola da rispondere.

Pasquale con un sogghigno satanico accresceva l'insulto e l'agitazione del padrone, il quale soffocava a stento la gelosia, e il desiderio di vendetta. La vista di quello scherno, la vergogna di parere ridicolo, il furore della gelosia lo spinsero a svelare un atroce segreto che chiudeva gelosamente nel seno. Trasse di tasca un coltello, fece brillare davanti gli occhi di Pasquale quella lama lucente e accuminata, e gli disse:

—Chiunque mi offenda deve pagare, con questa lama nel ventre, tanto chi m'inganna, quanto chi si burla di me; tientelo bene a mente, e vedrai che non mento. Non mi fa paura nessuno!... hai capito? nessuno!... saprò cogliere il momento opportuno.... e mi vendicherò, e non me ne importa nè della galera, nè della forca, nè del boia!...

Pasquale era soddisfatto d'avere colpito sul [pg!358] vivo, colla doppia ferita del sospetto e della vergogna, l'uomo che detestava, e godeva di aver soffiato nel fuoco di quell'odio che divorava internamente l'infelice. Fu poi una dolorosa combinazione che Andrea rientrando in casa fremente di collera si scontrasse con Metilde, la quale vedendolo cogli occhi stralunati lo credette più ubbriaco del solito, affrettò il passo per allontanarsi, mentre egli la chiamava ad alta voce:

—Metilde.... Metilde.... non mi fuggite no, non abbiate paura di me, non sono ubbriaco di vino, sono ubbriaco di collera contro quel bighellone di vostro marito che ci tradisce tutti due....

Metilde si arrestò d'un tratto, davanti alla porta di casa, e gli piantò in volto uno sguardo interrogativo.

—Non vi siete mai accorta, egli continuò, che vostro marito fa la corte a mia moglie?... non sapete che furono amanti, e che lo sono ancora?... ignorate il passato, il presente, tutto?... non sapete fare che delle cerimonie, dei complimenti, delle smorfie!...

Metilde impallidiva, si metteva la destra sul cuore, si sentiva mancare; la rivelazione e l'insulto la colpivano ad un tratto, e l'amaro sospetto che la dilaniava da un pezzo si trasmutava [pg!359] in realtà; la speranza di ingannarsi svaniva davanti quelle parole pronunziate da una vittima. La misera donna traballò per qualche passo, poi andò a cadere sopra una seggiola, nel vestibolo.

—Siamo traditi!... siamo traditi!... le urlava contro quel forsennato....