La sua testa era in fiamme, sentiva bisogno d'aria libera e di solitudine, per raccogliere i suoi pensieri. [pg!363]
Era verso la metà del novembre, una nebbiola trasparente si alzava dai prati, mentre il crepuscolo rosseggiava ancora all'estremità dell'orizzonte. I monti lontani passavano dalla tinta violacea alla turchina, si confondevano col cielo, e finalmente scomparivano nell'oscurità della notte. La terra era coperta dalle foglie cadute dagli alberi che scricchiolavano sotto i piedi. Al fruscìo della veste, e al rumore dei passi, gli uccelli raccolti sui rami fuggivano in massa, producendo l'effetto d'un soffio improvviso di vento. Poco dopo il suo passaggio ritornavano al loro posto, e si sentiva nel bosco un pigolìo confuso, che andava scemando a poco a poco, e si diffondeva il silenzio notturno, interrotto lievemente dallo screpolo d'un ramo secco, o dalla lenta discesa d'una foglia fra le ciocche dei pedali.
A notte inoltrata Silvio rientrò in casa, accese un lume, salì nella sua stanza, e fu sorpreso di trovarla vuota.
—Un altro capriccio dispettoso!—esclamò, e si gettò tutto vestito sul canapè per aspettare la moglie. Divagò lungamente assorto in dolorose meditazioni, fino che cominciò a sonnecchiare, poi ad assopirsi, e finì coll'addormentarsi profondamente, abbattuto da tante sensazioni diverse, e da tanti pensieri. [pg!364]
Risvegliatosi tutto ad un tratto a motivo d'un sogno spaventoso, alzò la testa sonnolenta, si sorprese di non essere a letto, poi si ricordò del motivo dell'aspettativa, guardò d'intorno, e rimase meravigliato d'essere ancora solo. Guardò l'orologio e diede un guizzo, era passata la mezzanotte!
—Dove diavolo sarà andata a cacciarsi? pensò con qualche inquietudine; o era proprio un dispetto ostinato!...—Prese il lume, e cominciò a girare per le camere vicine, con infinite precauzioni, per non risvegliare quelli che dormivano. Visitò tutte le stanze che sapeva disabitate, per vedere se si fosse addormentata sopra qualche divano, ma erano tutte vuote. Esaminò le porte di casa, ed erano chiuse come al solito; dunque Metilde era rimasta fuori.—L'avranno creduta nella sua stanza, ed essa non si sarà degnata di picchiare;—e pensava,—dove diavolo può essere andata? essa che ha paura di tutto! è davvero sorprendente!...—Poi cominciava ad aver paura anche lui....—ieri sera mi pareva in uno stato di esaltazione.... mi ha veduto molto in collera.... se avesse perduta la testa?... ah no!... mai!...
Piano piano aperse la porta con mano tremante, lasciò il lume sul tavolo, e uscì. Era un bel chiaro di luna. Cominciò a guardare intorno alla casa, [pg!365] sotto il portico e nelle serre, cercò attentamente in ogni angolo delle adiacenze, e non vide nessuno. Allora entrò nel bosco, dove la luna non penetrava che a sprazzi attraverso i rami degli alberi. Diede un'occhiata al laghetto e si sentì la pelle d'oca.
La superficie tranquilla non aveva una crespa, ma all'ombra faceva paura, perchè era nera come un panno funebre. Si passò una mano sulla fronte, e continuò a camminare sotto gli alberi.
Al minimo rumore si fermava, e chiamava a mezza voce:—Metilde.... Metilde sei qui?...—ma nessuno gli rispondeva.
Sentiva il rimorso d'aver dormito un po' troppo, di non aver cercato prima, sentiva di aver avuto torto; forse nuove disgrazie lo aspettavano dopo tutte le altre, forse la misura non era ancora colma!... Girovagando inquieto con questi pensieri, e con molti altri, vide dapprima un'ombra scura sopra un banco ai piedi d'un albero, si avvicinò rapidamente, e non tardò ad avvedersi che era proprio lei; ma chiamata per nome non rispose, e non si muovea.