Quella rigida immobilità gli fece un'impressione tremenda, un tremito di paura lo assalse, non osava avanzarsi, ebbe bisogno di uno sforzo [pg!366] energico per avvicinarla, guardarla, toccarla. Metilde dormiva.
La scosse leggermente; essa alzò il capo, distese le braccia e le gambe, fece uno sbadiglio, e si mise a battere i denti dal freddo.... doveva essere irrigidita. Non rispose a nessuna delle sue domande, si alzò in piedi e partì.
—Metilde, arrestati, ascolta, dove vai? che cosa pensi?...—nessuna risposta! continuava ad andare avanti lentamente, e lui la seguiva, e pensava:
—È peggio assai di quanto io temeva!... non è morta, ma è pazza!... e le diceva, con voce angosciosa:
—Metilde!... povera Metilde!... aspetta tuo marito.... ascolta una parola.... fermati un momento; ho da parlarti.... ma essa non gli dava retta, e proseguiva impassibile la sua strada, fino che veduta la porta aperta entrò in casa.
Silvio la accompagnava da presso, chiuse la porta, prese il lume, essa lo precedeva, prese a salire la scala, ed entrò nella sua camera, ed egli la seguì, ed anche quell'uscio fu chiuso.
Egli osservava tutti i movimenti di lei con grande attenzione, vide che cercava qualche cosa, le offerse un mantello, la aiutò a coprirsi, poi quando sedette sul canapè, gli si mise dirimpetto e ricominciò a interrogarla. [pg!367]
—Perchè non sei venuta a dormire?...
—Perchè mi avete chiusa fuori, gli rispose.
—Perchè non hai picchiato alla porta?