—Usciamo di qui, sono pronto a darvi qualunque soddisfazione, ma rispettate vostra moglie, l'avete ferita brutalmente, senza rendervi conto d'una scena che dovrebbe avervi sorpreso. Vi siete fitto in mente che io abbia sedotto vostra moglie, ma se questo fosse vero non mi avreste trovato ai suoi piedi. Io la supplicavo di fuggire lontano da voi, che non la meritate; essa vi difende e vi resta fedele malgrado i vostri torti. Ringraziate Iddio di tanto benefizio, del quale siete indegno. Ora sono ai vostri comandi, che cosa esigete da me?...

—Prima di tutto esigo che abbandoniate all'istante questa casa, per mai più rimettervi il piede.

Silvio guardava Maria, interrogandola collo sguardo. Essa finiva di bendarsi la mano, e dopo d'aver calmato alquanto il marito, soggiunse:

—Andrea ha diritto d'imporvi quest'obbligo e voi dovete obbedirlo. [pg!377]

Silvio abbassò il capo, alzò le braccia in aria ed uscì senza proferire una parola. Era una protesta o un segno di rassegnazione? nessuno poteva saperlo. Andrea lo seguì, Maria inquieta li accompagnava da lontano.

—Adesso tocca noi di finirla, gli mormorava Andrea dietro le spalle, in modo da non essere udito dalla moglie, per ritrovare la quiete bisogna che uno di noi due scomparisca dal mondo.

—È vero, gli rispose Silvio, io sono pronto a seguirvi dovunque.

—Adesso, subito, è impossibile, rispondeva Andrea, mia moglie ci sorveglia, allontanatevi, ma prima di lasciare il paese, giuratemi che ci rivedremo.

—Vi dò la mia parola, che sarò pronto.

Maria afferrò il marito per l'abito, e lo trascinò altrove. Silvio entrò nella sua stanza, per fare il baule, che riempì alla rinfusa con quanto gli cadeva in mano senza sapere ciò che facesse, lo chiuse, si mise la chiave in tasca, e uscì per cercare sua moglie. Fece il giro del parco, diede un'occhiata dovunque, poi si recò sotto il portico dell'adiacenza per domandare se qualcuno l'avesse veduta e trovò Pasquale che pareva molto sorpreso d'incontrarlo e gli disse: