—Ah, padrone mio, credevo di non vederlo più vivo!... [pg!378]

—Perchè?...

—Ecco la ragione: questa mattina la signora Metilde uscì per tempo, mi pareva molto agitata, ho creduto prudente di seguirla a qualche distanza. Essa vagava pei campi, camminava in fretta, guardava il cielo, e faceva dei gesti strani. Io le teneva dietro da vicino nascosto da una siepe, quando s'incontrò col signor Andrea che andava alla caccia, gli si fermò davanti, e le disse:—Dove andate a quest'ora?...—Non lo so, essa gli rispose seccamente.—E avete lasciato solo vostro marito? quale imprudenza! e soggiungeva: Se egli sapesse che sono uscito di casa, andrebbe a trovare mia moglie.—Silvio è uscito prima di voi, e vi avrà veduto ad uscire, essa gli disse:—Ah?... si sarà nascosto apposta per ispiarmi.... scommetto che sarà in compagnia di mia moglie.... sarà entrato nella sua camera....—Ah?... se fosse vero! esclamò la signora Metilde; ho un pensiero fisso al quale resisto ancora perchè mi manca il coraggio; ma se avessi quest'ultima prova, saprei compiere il mio destino!...—Allora il signor Andrea la prese per mano, e le disse:—Andiamo a vedere!—Essa lo seguiva come una bambina, io mi acquattai dietro la siepe per non essere scoperto, e non ebbi tempo di avvertirvi prima che essi entrassero [pg!379] in casa. Quando seppi che vi avevano proprio trovato in camera, vi piansi per morto! ma le fantesche mi dissero che la sola padrona è ferita. Me ne consolo con voi che l'avete scappata bella!...

—E mia moglie l'hai più veduta?...

—Dopo quella scena non l'ho più vista. Ah poverina! non la abbandoni troppo al suo dolore. Mi scusi sa, ma farebbe pietà ai sassi. Se l'avesse veduta questa mattina!... le tenga gli occhi adosso.... è in tale stato d'esaltazione che sarebbe capace di commettere qualche imprudenza!...

Pareva che queste ultime parole lo colpissero fortemente. Affrettò il passo, uscì dal cancello, si mise in traccia di sua moglie, ripetendo lo stesso ritornello della sera antecedente: dove diavolo sarà andata a cacciarsi?...

Poi gli ritornavano alla memoria alcune espressioni della infelice: «mi è mancato il coraggio, sarò più forte domani mattina» ed aveva ripetuto ad Andrea: «mi manca il coraggio, ma se avessi quest'ultima prova saprei compiere il mio destino» e si rammentava che gli aveva detto fra le altre cose: «presto sarete libero, il Sile non è tanto lontano!...» ed altre parole di pessimo augurio.

Girovagò stupidamente, senza sapere dove andasse, [pg!380] era digiuno da ventiquattr'ore, esaltato da passioni diverse, l'amore deluso, l'odio per Andrea, il disgusto colla moglie, la ferita di Maria, le minacce della moglie, e la sicurezza d'un duello sanguinoso; vedeva buio nell'avvenire, e provava delle allucinazioni paurose.

Camminava a caso, senza discernimento, colla mente confusa, dimenticando talvolta perfino lo scopo principale del suo andare. Poi si scuoteva d'un tratto, come se uscisse da un sogno affannoso, e domandava ai passanti se avessero veduto per caso una signora bionda vestita in lutto. Ma nessuno l'aveva veduta, e lui andava avanti.

Si trovò dirimpetto alle vecchie mura di Treviso, fra la porta di San Tommaso e la Barriera Garibaldi, e ad una lavandaia che lo guardava curiosamente fece la solita domanda: