Poi crescendo sempre la pioggia, e avvicinandosi la sera, pensò che i cadaveri degli annegati non vengono a galla che molte ore dopo la morte, e che quindi fino al giorno seguente, le sue ricerche sarebbero riuscite vane.
Salì sopra un'altura della riva, dove il fiume faceva un gomito, slanciò un'ultima occhiata da vicino e da lontano, a diritta ed a sinistra, e non vide altro che la tranquilla corrente la quale [pg!383] scendeva verso il mare senza il minimo ingombro, poi diede uno scroscio di risa nervose, eccitate da una nuova idea che gli attraversava il cervello:
—Sarebbe bella, egli pensò, che mentre io cerco mia moglie, come un'imbecille, sotto la pioggia, sulle rive del Sile, essa fosse ritornata alla villa!...
Retrocesse sui suoi passi, percorse nuovamente la strada per lungo tratto, poi prese delle scorciatoie attraverso i campi e i fossati, sprofondandosi nei sentieri, sdrucciolando nelle pozzanghere, camminando a dondoloni, fino che a notte inoltrata, giunse stanco e sfinito davanti il cancello della villa. Ma quando si arrestò per suonare il campanello gli venne in mente che in quella stessa mattina, egli aveva promesso che non avrebbe riposto il piede nella casa paterna. Rimase sbalordito sulla soglia, si sentiva mancare le forze, aveva assoluto bisogno di qualche soccorso. Ah! se Maria l'avesse veduto non lo avrebbe certamente abbandonato sulla strada, in quel triste stato, in una notte piovosa. Ma la sua dignità gl'imponeva di morire piuttosto di domandare ad un villanzone rifatto di concedergli, come una carità, l'alloggio nella casa paterna. Si appoggiò alquanto ai pilastri per riprender fiato e farsi coraggio. [pg!384]
Dopo qualche esitazione risolse di chiedere l'ospitalità in casa del maestro Zecchini, il quale avrebbe potuto recarsi alla villa per chiedere notizie di Metilde.
Andò dunque a picchiare a quella casa, poco discosta dalla casa paterna. Nessuno rispondeva. Prese un sasso sulla strada e si mise a picchiare più forte, ma si facevano ancora aspettare. Finalmente udì che si apriva un balcone, al primo piano, vide comparire un lumicino, e la vecchia fantesca, che gli domandò in aria diffidente e sospettosa:
—Chi è a quest'ora, e con questo tempo da ladri?... di chi domandate?
—Domando del maestro Zecchini, e non sono un ladro.
—Il maestro è a cena, e a quest'ora non riceve nessuno, andate con Dio in santa pace.
—A cena?! disse Silvio, tanto meglio!... apritemi dunque Anastasia, non mi avete ancora conosciuto?—sono Silvio Bonifazio.