Soltanto all'alba riprese un po' di sonno, oppresso dalla stanchezza.

Il maestro inquieto sulla sorte di Metilde si alzò molto per tempo e corse alla villa per sapere se c'era qualche notizia. Nessuno aveva udito parlare di nulla. Il maestro confidò a Pasquale l'arrivo di Silvio, e lo pregò che alla prima notizia gli mandasse un pronto avviso, e che intanto gli portasse il baule, affinchè il suo ospite potesse cambiarsi.

Così Silvio si rimise in assetto, e appena fu in ordine, voleva ripartire, alla ricerca della moglie [pg!389] smarrita, ma il maestro gli fece osservare che era inutile fare delle ricerche senza nessun dato positivo, senza sapere da qual parte rivolgere i passi. Per semplice precauzione aveva mandato un uomo fido ad orecchiare lungo il fiume, ed in città; e aspettavano ansiosamente la distribuzione dei giornali locali per vedere se la cronaca cittadina avesse raccolto qualche sinistro accidente.

Solo verso le dieci si vide da lontano Pasquale che correva in direzione della casa del maestro e si pensò subito che ci doveva essere qualche notizia. E infatti egli portava una lettera all'indirizzo di Silvio, giunta in quel momento alla villa col messo postale.

Silvio lacerò rapidamente la busta con mano nervosa, e con indicibile apprensione. Era il suocero che gli scriveva, annunziandogli che Metilde era giunta felicemente in Venezia; ed era ritornata in famiglia, dopo tante amarezze, col fermo proponimento di non vedere mai più suo marito. S'era accorta da molto tempo della tresca infame di lui, ma le mancava il coraggio di abbandonarlo. Le maledizioni, e gl'insulti aggiunti alla sua pessima condotta, e specialmente l'ultima scena scandalosa la spinsero a mandare ad esecuzione il suo divisamento. I genitori la approvavano [pg!390] pienamente, e in quello stesso giorno il suocero avrebbe presentato al Tribunale la domanda di separazione, facendo valere il diritto della sposa agli alimenti, secondo la clausola del contratto di nozze.

—Altro che annegata!... e quella maledetta lavandaia di Treviso che m'aveva fatto credere di averla veduta!...

—Non conosci ancora certe donne! gli disse il maestro, non sai che si divertono a mandare i mariti a spasso, e a tenerli lontani dalle mogli, pensando di giovare al proprio sesso, è una vera camorra. La lavandaia si è burlata di te, che dovevi essere abbastanza ridicolo colla tua ingenuità!....

—Riconosco d'essere stato un asino!...

—Siamo sempre d'accordo, gli rispose il maestro, non parliamone più. Adesso devi pensare agli affari, a guadagnare gli alimenti per la moglie, come li esige il suocero avvocato.

—Per mia moglie, osservò Silvio, gli alimenti saranno magri!... e a me non resterà più un soldo per vivere!