—Nè una donna da amare!... soggiunse il maestro.

—Non importa.... domani posso esser morto! osservò Silvio. Vado subito a Treviso a trovarmi [pg!391] i testimoni, e si deciderà la mia sorte, e quella d'Andrea.

Prima di uscire svelò il segreto al maestro Zecchini, il quale alzando le spalle gli rispose:

—Sei matto, non ti mancherebbe altro!... e poi che testimoni d'Egitto! credi tu che quel mascalzone d'Andrea sappia nulla di duelli e di testimoni; egli la intenderà alla sua maniera, come i villani, ti condurrà sul terreno per finirla a pugni e a coltellate; e ti ammazzerà come un cane dietro un albero!

—Oh! questo poi no!...

—Lasciami fare, vado io a terminare ogni questione....

—No, no, no, le cose non si devono fare a questo modo, egli crederebbe che abbia paura di lui.... io intendo di mandargli i miei testimoni che gl'insegneranno le cose a dovere. Conosco un ufficiale dell'esercito, e penso d'indirizzarmi a lui....

—Il testimonio lo voglio far io!... disse il maestro con fermezza, e mi pare di averne il diritto. Figurarsi se posso permettere che due matti facciano un altro scandalo, e accrescano gli strazii di quella povera Maria con un delitto!... Vado subito alla villa, aspettami qui, che fra non molto sarò di ritorno. [pg!392]

Silvio sperava che il maestro s'ingannasse, aveva proprio voglia di trascinare l'avversario sul terreno; si sentiva ben disposto tanto ad ucciderlo che a morire, e attendeva con impazienza il suo destino.

Ma il maestro aveva ragione. Andrea ignorava tutte le leggi cavalleresche, credeva di fare un duello in famiglia, senza tante cerimonie; e forse era anche vero quello che aveva detto Zecchini: avrebbe voluto giuocare di coltello, e ammazzare l'avversario a tradimento.