—Caro maestro, adesso tocca a voi di trovarci chi deve sostituirlo....
—È impossibile!... le rispose il maestro; quegli uomini non si sostituiscono più. Non ci sono più servitori.
—Ma dunque?!... che cosa dobbiamo fare?... ci è impossibile di restare senza un domestico.
—Cercheremo, investigheremo... ma è difficile! difficilissimo, non credo possibile di riuscire, come sarebbe mio desiderio.
—Fra i tanti scolari che avete avuti, in tanti anni di scuola?...
—Tutti asini, signora!... o birbanti.... o ladri.... o poltroni.... una generazione perversa!...
Tre giorni dopo questo dialogo il maestro Zecchini entrava nella sala di casa Bonifazio, conducendo per un orecchio un giovinotto col naso camuso, coi capelli ricciuti sugli occhi, e lo presentava alla signora: [pg!117]
—Questa bestia fu mio scolaro per parecchi anni. Non ha mai imparato nulla, nemmeno a fare il male. L'ho perduto di vista da qualche tempo, mi disse che ha servito a Treviso, e che adesso è senza padroni. Se vuole provarlo posso assicurarla che è figlio di gente onesta, e deve essere incapace di fare delle cattive azioni, che nè io nè i suoi parenti gli abbiamo insegnate.
Lo scimunito, lasciato libero all'orecchio, ridacchiava, ora guardando il maestro ora la signora, e facendosi girare il cappello fra le mani, attendeva d'essere interrogato.
Dopo poche domande fu accettato a prova. Si chiamava Nicola.