—Ma infine, che cosa faremo nel tuo nido.....

—E tu non sai quello che si fa dentro ai nidi?... Si mangia, si canta, si dorme, andiamo non aver paura, vieni con me;—e così dicendo si mise in ginocchio, abbassò la testa, e scomparve. E si udiva ancora la sua voce, che gli gridava dall'interno:—Vieni avanti. Silvio non voleva contrariarla, si rassegnò, si mise in ginocchio, abbassò la testa, ed entrò.

Se l'ingresso era angusto il nido era comodo, e vi si stava benissimo tanto seduti che sdraiati. Era fatto come un casotto da uccellanda. I rami legati coi vimini formavano delle fitte pareti che non lasciavano penetrare il sole. Il sentore della terra e delle foglie fermentate, facevano esalare un profumo boschereccio. [pg!142]

Silvio guardando d'intorno con aria sospettosa le disse:

—Dimmi un po' non ci sono delle biscie qui sotto?

—Ma no di certo, essa gli rispose ridendo, sta pur tranquillo. Le biscie stanno sotto terra o cercano il sole, io non ne ho mai vedute da questa parte.

—E che cosa facciamo qui?

—Adesso te lo dirò, abbi un po' di pazienza.

Allora cominciò a frugarsi in tasca, ne trasse due pomi, ne offrì uno al cugino, e si mise subito a sbocconcellare l'altro con grande appetito. Silvio la ringraziò e tirato fuori il temperino voleva tagliarle il frutto.

—Non ne ho bisogno, essa gli disse, e spalancando la bocca, metteva in lavoro i bei denti bianchi che tagliavano meglio del temperino.