Silvio pelò il pomo, ne tagliò quattro spicchi, ne infilò uno nella lama e glielo offerse. Essa che aveva divorato il suo pomo, gradì anche l'altra parte e se la mangiò tranquillamente. Poi rifrugò nelle tasche, e tirò fuori un cartoccio di biscottini, e si misero a sgranocchiarli. Silvio cominciava a prender piacere a quella merendina, a quell'ombra, a quella quiete, quando si udirono dei passi sulle foglie secche del viale, [pg!143] e poi tutto d'un tratto, Argo ansante balzò come una bomba nel nido, e colle sue goffe carezze apportò il disordine, la confusione, e lo scompiglio. Contento d'aver trovato la sua amica, si mise a esprimerne la gioia leccandole il viso, saltando, scodinzolando e abbaiando, sbattendo la coda in volto a Silvio, e appoggiandogli le zampe polverose sui calzoni.
Il giovane disperato sgattaiolò rapidamente fuori dal buco, e cominciò a spolverarsi col fazzoletto, mandando al diavolo quella bestiaccia impertinente che gli aveva insudiciato il vestito. Maria lo seguì sgridando il cane, e ridendo della sorpresa inaspettata, e della impressione disgustosa che le pareva avesse prodotto sul cugino.
Passarono insieme a visitare il frutteto, ove pendevano dagli alberi dei bei pomi rossi, delle pere di varie tinte.
Sta bene attento, disse Maria al cugino, indicandogli un pero carico di frutta, queste non si mangiano crude, sono troppo dure, hanno un sapore erbaceo, ma cotte sono eccellenti e zuccherine.
E seguitava: Ti raccomando quel pomo, è il migliore di tutti, almeno a mio gusto. Questo pomo ruggine ti sembrerà brutto, ma è squisito, [pg!144] quell'altro riesce benissimo nello Strudel, che il povero nonno non voleva mangiare, perchè diceva che è un piatto tedesco. Poi gl'indicava i ciliegi, ai quali cominciavano a cader le foglie, e gl'insegnava gli alberi ove si raccoglievano le frutta più belle. Fiancheggiando un filare di fichi glieli nominava tutti, gli faceva gustare i migliori. Prendi questo verdino, assaggia quello della goccia, e il nero di collina, e conchiudeva: Adesso conosci i più squisiti, ma l'esperienza ti renderà più esperto.
Poi visitarono le vigne. C'erano delle uve eccellenti, il povero capitano ne aveva fatta una raccolta stupenda.
Finita la passeggiata, Maria gli disse:
—Adesso passiamo alla presentazione dei miei amici. Non ho bisogno di dirti tutti i pregi di Argo, tu lo conosci abbastanza, questo fedele guardiano.
Silvio torceva il muso, Maria rideva, e intanto si avviarono verso la scuderia. Prima di entrarvi si udì il nitrito di Falcone che aveva riconosciuto i passi e la voce della padrona, e la invitava ad entrare, un po' per affezione, e un poco anche per interesse, perchè essa andava sovente a trovarlo portandogli un pezzetto di pane e dello zucchero. [pg!145]
Pasquale, il macaco che stava nettando i finimenti sotto al portico, quando s'avvide che i due giovani andavano a visitare il cavallo, corse ad aprire la porta, e li precedette. Egli aveva certamente qualche cosa da nascondere. Quando entrarono, si avvicinava al cavallo che ebbe un tremito di paura, ma poi scorgendo Maria la buona bestia ripetè l'allegro nitrito, le appoggiò la testa sulla spalla, guardandola affettuosamente coi suoi grandi occhi neri, e raspando il pavimento colla zampa, per domandare qualche cosa. Maria disse al cugino: