—Non gli manca che la parola. Egli distingue benissimo gli amici dai nemici,—e così dicendo fissava con disprezzo il domestico, che col suo grugno di scimmiotto faceva lo gnorri.

La fanciulla si diffuse a vantare le ottime qualità di Falcone, e accarezzandolo si accorgeva che era stato strigliato male, e ne faceva l'osservazione a Pasquale, il quale si giustificava accusando il fieno d'essere pieno di polvere.

Dalla scuderia passarono alla stalla delle mucche e dei vitelli. Maria le designava tutte per nome dicendone i pregi. Mira è una grossa friburghese che fa un latte eccellente, Macchia è sua figlia, è più bella della madre, ma meno lattifera. La Tirolese con quell'occhio placido, [pg!146] sentimentale, è un bel tipo. La Bianca non manca di buone qualità, ma la poverina cammina male.

Le buone bestie voltavano la testa a guardare, e mettevano un lungo muggito, poi cacciavano il muso nella greppia, o stavano ruminando.

Maria accarezzò i vitellini, poi uscì dalla stalla con un salto, dicendo al suo compagno:

—Andiamo a visitare il pollaio.

Prima di entrarvi andò a prendere una manata di becchime, poi aperse la porta del cortile. Pareva di entrare nell'arca di Noè, c'era ogni sorta di volatili, oche, anitre, tacchini, galletti e galline, capponi dalla ricca coda di colori metallici, pollastre calzate e cappellute, e un gallo adulto, rosso nero ed azzurro, coi bargigli accesi, la cresta ritta, e due speroni da fare invidia a qualunque cavaliere. Egli andava ruzzolando fra la terra smossa, la crusca e le foglie verdi di cavolo, guardando intorno con occhio vigilante, chiamando le sue galline a beccare i granelli scoperti.

Maria sparpagliò il becchime chiamando: pire pire pitte pitte.

Al suono della sua voce si udì uno svolazzamento rumoroso accompagnato da accenti acuti, rauchi, sonori, uno squittire, un chiocciare confuso di chirichichì, di glu glu, di cocodè, si [pg!147] vide un accorrere ad ali spiegate, un saltellare, uno sparnazzare di zampe frettolose, un beccare furibondo di affamati. In coda alla svariata comitiva si avanzavano le anitre dondolanti sulle gambe corte, che ansiose di raggiungere i compagni annunziavano il loro arrivo: quà quà quà. Ultimi ad arrivare furono i tacchini, quei boriosi perdevano una così bella occasione di satollarsi per mettere in mostra la ruota della coda e le ciliegie scarlatte della loro pappagorgia, come i vanitosi della razza umana.

Uno stormo di colombi di tutti i colori era disceso dalla colombaia, e svolazzava intorno alla fanciulla, arrestandosi sulle sue spalle o prendendole i granelli dalle mani.