La campanella del pranzo richiamò in casa i due giovani. Il gatto che sapeva le ore meglio degli orologi, aspettava la sua parte sul balcone della cucina, e fu l'ultimo presentato. Maria corse ad accarezzarlo, ed egli arcuava il dorso e si fregava al viso della fanciulla, facendo le fusa.

—Ecco, disse Maria, il più furbo di tutti, Mumut viene a riposarsi sul mio panierino di lavoro, ma dorme con un occhio solo. Talvolta va a coricarsi fra le gambe di Argo, il quale non si muove più per non disturbarlo, e gli lava il muso colla lingua. Mumut fa la polizia della [pg!148] dispensa, visitata sovente da piccoli ladruncoli a coda lunga che rosicano il formaggio, mangiano la farina e il butirro. Ma qualche volta il briccone preferisce il vitello arrosto ai sorci crudi; allora è il gabelliere che fa il contrabbando, e la nonna va in collera.

Durante il pranzo Silvio rese conto delle presentazioni della cuginetta, e degli ottimi consigli che gli aveva dati sulle varie qualità delle uve e delle frutta. Gervasio lodava le cure di suo padre che non aveva lasciato un angolo di terreno senza cultura. La nonna si asciugava una lagrima pensando al suo vecchio compagno, era soddisfatta di udirlo ricordare con riconoscenza dal figlio, e aveva un sorriso affettuoso pei due nipoti, che formavano l'unica consolazione della sua vita.

Alla fine dell'autunno arrivò alla villa il capitano Alessandro, e fu accolto da tutti colle più cordiali dimostrazioni d'affetto. Maddalena non lo aveva più veduto dall'infanzia. Egli le apportò di quei cari ricordi domestici raccolti nella casa di Brianza, che sono i doni più preziosi che si possono fare a chi visse lungamente lontano dal tetto paterno.

Un ritratto in miniatura del colonnello colle assise dei cacciatori della guardia imperiale, un [pg!149] ritratto di sua madre prima delle nozze. Alcuni lavoretti della sua infanzia, alcune lettere che suo padre scrisse alla moglie da varie parti d'Europa, nelle quali parlava con sommo affetto della loro bambina.

Il mese che il capitano passò alla villa fu lieto per tutta quella buona famiglia, che rimase per tanto tempo dispersa. Si fecero delle belle gite nei siti più pittoreschi della provincia, ai colli d'Asolo e di Conegliano, ai monti ed ai laghetti di Ceneda e Serravalle, le due città congiunte in una sola dal Re liberatore, che le diede il nome famoso e immortale di Vittorio.

Tutti andavano a gara per divertire l'ospite gradito, e intanto si divertivano con lui. Ai primi di novembre egli partì, e Gervasio condusse a Treviso suo figlio per cominciare gli studi liceali, gli raccomandò di studiare, e di tenere una buona condotta, e ritornò alla villa.

Era la prima volta che Silvio si trovava affatto libero, e ne profittò subito per imparare il giuoco del bigliardo, pel quale si sentiva delle disposizioni incoraggianti. Fece una buona scelta d'amici, e di sigari; andava ogni sera al teatro e poi a cena, si coricava assai tardi, e alla mattina dormiva profondamente, dimenticandosi le ore delle lezioni, e così evitando la noia della scuola. [pg!150]

Ritornò a casa per le feste di Natale e vi restò fino dopo il principio del nuovo anno; a carnevale nuove vacanze, e a Pasqua rimase in famiglia quasi un mese. In giugno celebrò la festa nazionale con una settimana d'ozio, e in luglio aveva finito il primo anno, ed esaurito a suo modo il programma dello studio, passando anche agli esami.... pel buco della chiave, come egli stesso confessava agli amici.

Ad ogni vacanza regolare ad arbitraria andava a spasso per la città a farsi vedere come i tacchini della corte. Il cappello sull'orecchio destro, il sigaro in bocca, si dava un'aria spaccona da far ridere le mosche.