Suo padre si stupiva di quelle incessanti vacanze, di quella vita dondolona, di non vederlo mai con un libro in mano, e si rammentava il sistema diverso del tempo nel quale egli andava alla scuola, l'appello dei professori, il rigore degli esami, il bisogno di studiare che sentivano gli studenti. Silvio gli rispondeva:
—Quello era un tempo di pedanti, adesso è l'epoca della libertà!...
—Libertà dell'ignoranza! soggiungeva suo padre. Noi ci siamo apparecchiati sui libri a liberare la patria....
—E avete fatta della retorica e delle famose [pg!151] corbellerie, che vanno celebri nella storia, col nome di quarantottate!
Gervasio restava sbalordito. Le quarantottate!... il 1848 l'aveva lasciato storpio, aveva veduto coi suoi occhi i morti di Marghera, e del Ponte, gli pareva che le congiure, le carceri, i patiboli, la guerra non fossero retorica, ma forse si era ingannato. Egli pensava che la libertà ottenuta avesse bisogno di coltura per conservarla, ma suo figlio lo assicurava che il mondo cammina da sè, e che si diventa dottori anche senza dottrina.
«Divento vecchio! pensava fra sè papà Gervasio, vivo troppo lontano dal mondo per essere in caso di giudicarlo. Non voglio parer rimbambito, nè dar noia colle mie prediche all'unico figlio.»
Talvolta s'intratteneva di questi suoi dubbi, col vecchio maestro Zecchini, il quale gli rispondeva colla sua invariabile convinzione:
—L'uomo è un asino!... va avanti fino a un certo punto poi ritorna indietro; i figli sono sconoscenti, i popoli sono ingrati, e dimenticano facilmente i benefizii ottenuti con tanti dolori dai loro padri. Io sono un vecchio testimonio dei tempi trascorsi. Ho veduto il sangue e le lagrime che vennero sparse dalla nostra generazione [pg!152] per ottenere la indipendenza. Adesso che è raggiunto lo scopo, i neonati si burlano del passato, e si apparecchiano all'avvenire con fatua dabbenaggine. Ne vedremo col tempo le conseguenze.
Gervasio abbassava la testa, e procurava di distrarsi colle cure del giardinaggio e dei campi, cercava di far conoscenza con delle persone che dividessero i suoi gusti, e vedeva nella associazione al lavoro, non solo un vantaggio, ma eziandio un vero piacere.
I Pigna erano tutti agricoltori. Il vecchio era decrepito, il figlio gli pareva un uomo da nulla, ma il figlio del figlio era un giovinotto dell'età di Silvio, e frequentava la famiglia, e con lui cominciò ad intrattenersi di colture, e a metterlo a parte de' suoi progetti. Lo invitava a pranzo, e lavoravano insieme potando gli alberi, seminando, e trapiantando le pianticelle nei vasi. Era amico di Maria, e la nonna gli voleva bene. Per farsi un concetto preciso di questo giovane richiese il parere del maestro Zecchini.