—I Pigna, gli rispose, sono piccoli possidenti, e grandi ignoranti; il giovane Andrea fu mio scolaro, ed è un asino come tutti gli altri suoi pari. Tutti i nostri agricoltori coltivano il suolo da padre in figlio, senza sapere che cosa sia la [pg!153] terra, l'aria, l'acqua, la luce colle quali lavorano, contrariando la natura, e ricavando meschini prodotti.
Gervasio cercava d'istruire questo giovane amico, ma gli trovava la testa dura, e si doleva col maestro di quella tarda intelligenza.....
—Sono ignoranti, ma furbi ed astuti, gli osservava il maestro. Contano sulle dita, ma non fallano mai a loro danno.....
—Mi pare che s'interessi alla coltura dei fiori..... diceva Gervasio.
—Perchè gli piacciono i desinari della signora Maddalena. È un ghiottone che ama i buoni bocconi, che per lui sono i veri prodotti dei vostri fiori.
Papà Gervasio sorrideva del pessimismo del povero vecchio, che pareva nato con un paio di occhiali scuri sul naso, tanto vedeva tetro nel mondo.
Tuttavia dopo d'aver passato un paio d'anni al contado, anche Gervasio era convinto che cittadini e contadini italiani sono due popoli affatto diversi, che vivono sullo stesso suolo, con idee e costumi differenti. Questa anomalia, questo dualismo della civiltà e dell'ignoranza selvaggia, del lusso e della miseria, è un gravissimo ostacolo alla vera unità nazionale. [pg!154]
Tocca alla giovane generazione di fondere insieme queste diverse nature, egli pensava, e mio figlio sta apparecchiandosi all'ardua impresa.
Suo figlio, in quello stesso momento, carambolava allegramente sul prediletto bigliardo, mentre il suo professore si sforzava a dimostrare agli scolari, che «la coltura d'una nazione è la più sicura garanzia della sua libertà.» Finiti gli studi liceali, Silvio andò a Padova a studiare la legge, e a giuocare al bigliardo, e ritornando alla villa dopo il secondo anno di studio cominciò ad accorgersi che sua cugina Maria era proprio una bella ragazza. Guardandola negli occhi gli sembrava di sprofondarsi in un lago senza fondo, e sommerso in quel pelago soave diventava muto come un pesce. Essa pure appariva più impacciata del solito.
Correvano ancora come due fanciulli attraverso i prati del parco, o sotto i boschetti, mangiavano insieme le frutta seduti sull'erba, egli la contemplava in silenzio, gli pareva la più bella pesca matura della villa, l'avrebbe divorata viva e la invitava a fare una merendina nel nido come nei primi tempi, ma adesso ch'egli mostrava di andarci tanto volontieri, e senza paura delle biscie, essa non voleva andarci più, e furono vane tutte le preghiere. [pg!155]