Silvio entrava nelle serre, raccoglieva i fiori più rari, ne faceva dei mazzetti eleganti e li presentava alla cugina che se ne mostrava lieta, e sapeva farli vivere lungamente, cambiando spesso l'acqua del vaso, e gettandovi dentro del carbone polverizzato.
Ma la perfetta felicità non è pianta che attecchisca sul nostro pianeta; e appena s'intravede il paradiso terrestre, ecco che salta fuori il serpente. Silvio credette di vedere, con profondo rammarico, che quello stolido di Andrea Pigna gli vogava sul remo. Senza aver percorso gli studi universitari forse anche costui aveva fatta la stupenda scoperta del suo sapiente compagno; aveva trovato che Maria era una bella ragazza, e la contemplava con piacere. Allora il cuginetto si rammentò la storia di Cristoforo Colombo, e di Amerigo Vespucci, e pensando che non è sempre il primo scopritore che dà il nome alla scoperta, si sentì ferito nell'amor proprio, e cominciò a guardare di mal occhio il supposto rivale.
Così ebbe principio una burrasca nell'ambiente ristretto della villa, prodotta dai nuvoloni che si alzavano dal cervello dello studente. Il suo odio per Andrea glielo faceva vedere più brutto del vero; ne sparlava con suo padre e con la [pg!156] nonna, ma tutti lo difendevano con simpatia, e giustificavano il suo carattere, che sotto la rozza scorza mostrava delle buone qualità. Allora Silvio parlando con Maria scherzava ironicamente sul bellimbusto, ed essa che lo aveva sempre guardato con indifferenza, si mosse a compassione, e si mise ad osservarlo con interesse.
—Povero Andrea! essa diceva al cugino, è così premuroso nel contentare lo zio, è così attento ai suoi consigli, ha tanta cura dei nostri fiori.
—Capisco, capisco, gli vuoi proprio bene a quel ragazzo.
—Ma sicuro gli voglio bene. Ci siamo conosciuti da piccini, abbiamo giuocato insieme, è figlio e nipote di vecchi amici di casa.
—Che il cielo vi benedica! e vi conservi lungamente concordi e felici, in questa valle di lagrime, che è per voi un vero giardino di delizie!...
—Non so cosa vuoi dire colle tue declamazioni enfatiche, ma hai torto di usare delle sgarbatezze a quel ragazzo inoffensivo, e compiacente.
E si bisticciavano sovente sul medesimo argomento. Silvio guardava in cagnesco Andrea, il quale gli faceva degli occhiacci dispettosi. Tutti [pg!157] questi malumori furono causa di malintesi, di equivoci, di risentimenti e di corrucci.
Silvio teneva il broncio acciecato dalla gelosia, e si credeva in dovere, per tutelare la propria dignità, di nascondere l'amore nascente che covava sotto la cenere. Maria indispettita del cambiamento di tono del cugino, del suo linguaggio bisbetico, delle sue ingiustizie, alzava le spalle e lo lasciava in disparte, e guardava il povero Andrea con compassione e indulgenza, e tutto ciò incoraggiava il giovine a contemplarla con riconoscenza, e a sentire i primi sintomi d'una sincera affezione. [pg!158]