La signora Emilia aveva squadrato con un colpo d'occhio il nuovo amico di casa, aveva veduto subito che la sua biancheria era di manifattura francese, che il taglio delle vesti era di Milano, aveva saputo dal marito che il giovinotto dimorava in una villa signorile nei dintorni di Treviso, un piccolo Trianon, un parco all'inglese, cogli alberi più alti del palazzo, con una vasta estensione di bosco, una cascata, un lago, dei frutteti, delle vigne, dei campi come se ne vedono pochi. Dunque non ci potevano essere inconvenienti a quella amicizia, quel giovane apparteneva evidentemente ad una famiglia molto ricca, e quindi era il ben venuto nella sua casa. Qualche interrogazione sagace fatta ai conoscenti e agli amici l'avevano anche perfettamente rassicurata sulla condotta di lui.
Era un giovinotto che non frequentava che da [pg!165] Florian, non fumava che sigari d'avana, era carambolista di prima forza, non c'era pericolo che si rovinasse al giuoco, perchè perdeva di raro. Si poteva dunque ammetterlo nella più stretta intimità, ed invitarlo a pranzo senza riguardi.
Frattanto papà Gervasio scriveva a suo figlio:
«Ti raccomando l'economia. Tu mi assicuri che la biancheria che hai fatto venire da Parigi ti costa meno che se l'avessi acquistata a Venezia, sarà benissimo, ma la tua nonna mi ha fatto delle buone camicie, che mi vanno benissimo e costano meno della metà. In quanto alla polizza del sarto di Milano ti posso assicurare che è esorbitante, e la durata delle stoffe, che tu credi che deva compensarti del prezzo, è una vana illusione. La nonna voleva che Maria ti facesse un paio di guanti di lana, per star caldo, ma tua cugina pretende che tu non vuoi portare che guanti di pelle. Sai che non siamo ricchi, che il povero nonno ci ha lasciati molti debiti che aggravano le campagne, e con questi anni cattivi, colla malattia delle uve, la siccità, le grandini, il prezzo basso dei cereali, la miseria dei contadini, i possidenti si trovano in pessime condizioni. Capisco che la tua condizione esige una tenuta decorosa, e che la moderna società ha molte esigenze; ma procura di non passare i limiti, e pensa alle privazioni [pg!166] che ci siamo imposte per mantenerti a Venezia.
«La mia salute non è perfetta, ho delle sofferenze intestinali, ma col tempo e le cure passeranno anche queste. Tutti gli altri di casa stanno benissimo, e ti mandano i più affettuosi saluti.»
I giorni che gli capitavano di queste lettere Silvio si sentiva invaso da profonda malinconia, alzava gli occhi al soffitto ed esclamava:
—Ah! non essere milionario, è la più gran disgrazia che possa toccare ad un uomo che deve vivere in società!... Libertà, indipendenza, diritti dell'uomo e del cittadino!... sono frottole che fanno sbraitare gl'imbecilli, ma infine dei conti non esiste nè libertà, nè indipendenza, nè nulla di buono a questo mondo senza il denaro!... Mio padre non è mai stato splendido, ma adesso che è vecchio diventa avaro. Se la povera nonna non mi aiutasse colle sue economie, se il bigliardo non mi assicurasse dei vantaggi, colla sola mesata paterna non mi sarebbe possibile di vivere a Venezia nella buona società.
Una domenica mattina se ne andò a passeggiare, solitario, sulle fondamenta nuove, in fondo della città, e in quel deserto fumava un sigaro da un soldo, e meditava sui destini dell'uomo.... senza soldi. [pg!167]
L'acqua turchina batteva le rive, s'increspava intorno alle isole, si perdeva in un lontano orizzonte confuso col cielo. A diritta qualche barca peschereccia colla vela riflessa nella laguna filava orzando verso il mare; a sinistra i monti che fanno corona al territorio trivigiano, con una leggiera tinta violetta sfumavano nell'azzurro. L'aria fresca che batteva sul viso era pregna dei profumi iodiati delle alghe, e di sapori salini.
Quella quiete, quella solitudine, quei sentori, quel prospetto che gli ricordava gli sfondi pittoreschi del suo parco, trasportavano il pensiero di Silvio alla casa paterna, alle cure serene, ai piaceri semplici della vita domestica. Si ricordò di Maria con tenerezza e con rimorso, pensò che in quel ritiro suo nonno giuocava la vita per l'emancipazione della patria, lo zio era stato sacrificato allo stesso intento, la zia era morta di dolore, suo padre era partito per la guerra e per l'esilio, la nonna aveva passata l'esistenza nella solitudine fra le ansie delle persecuzioni. Ah quei poveri vecchi non avevano mai pensato alla necessità dei milioni, non aspiravano che all'indipendenza del paese, e vivevano modesti e laboriosi sacrificando tutto a questo santo dovere!...