Colla mente attristata e il cuore malcontento, [pg!168] con una burrasca di pensieri nel cervello, ove i progetti fantastici, lottavano colle idee sane, rivolse i passi verso l'interno della città. Camminava lentamente, col cappello sugli occhi e il sigaro da un soldo fra i denti, senza guardare in faccia la gente che incontrava per via, sempre pensieroso, girando per un labirinto di calli strette, nell'ombra umida fra le case, salendo e scendendo gli scalini verdognoli e smussati dei vecchi ponti, senza guardare nelle gondole che passavano sotto col tonfo monotono dei remi che rompevano il silenzio di quei poveri quartieri, e sparivano nei canali tortuosi.

Dopo lunghi raggiri, giunse finalmente in calle larga San Marco, svoltò per la merceria, e si trovò sotto l'arco della Torre dell'Orologio. Il sole che gli battè sul viso tutto d'un tratto parve che lo destasse da una specie di letargo. Alzò la testa, abbracciò collo sguardo il prospetto della Piazzetta, il Palazzo ducale, le due colonne del leone e di San Teodoro, la laguna, le barche, l'isoletta di San Giorgio, tutto immerso in un lago di luce abbagliante.

Una soave armonia echeggiava sulla piazza, un cantico soave di voci celestiali s'innalzava nell'aria, e dopo gli accenti variati d'un a solo melodioso, prorompeva in un solenne rimbombo di [pg!169] tutti gli istrumenti, che pareva un inno trionfale. Era l'ora della musica.

La piazza presentava l'aspetto d'una sala immensa, percorsa da una fila di signore eleganti che passeggiavano fra un corteggio di ammiratori. Si udiva un fruscio di seriche vesti, si vedevano tutti i colori che brillavano al sole fra gli abiti scuri degli uomini. Si respirava un'atmosfera artificiale mista di esalazioni confuse di tabacco e di muschio.

Un cappellino capriccioso sopra una testa bionda, fece evaporare immediatamente tutta la tristezza dal cervello di Silvio. Addio pensieri malinconici, addio progetti di severa resipiscenza. Alla vista delle signore Ruggeri il giovane praticante dello studio gettò in fretta il mozzicone del sigaro da un soldo, si atteggiò al più grazioso sorriso, abbassò rispettosamente il cappello fino al ginocchio, strinse la mano all'avvocato, presentò i suoi complimenti alla signora Emilia, un sorriso ed un'occhiata alla signorina Metilde, e si unì alla comitiva che passeggiava su e giù dal fondo della piazza alla basilica, andando e ritornando come tutti gli altri.

La viva luce che illuminava la chiesa pareva che trasformasse i vetri rotondi delle grandi arcate in tante medaglie d'argento, e le figure dei [pg!170] mosaici, a colori smaglianti, nuotavano nel fondo d'oro, mentre le onde armoniose della musica passavano sulla folla. Davanti a quei prospetti e fra quelle melodie indistinte e confuse con altre voci, le parole umane acquistano una espressione singolare, specialmente fra la gioventù e la bellezza, fra le seduttrici e i sedotti. I suoni reboanti della musica incoraggiano le audacie del dialogo e talvolta lo interrompono a proposito, l'a solo sentimentale d'un soave istrumento serve a meraviglia per accompagnare una frase gentile, e ne rialza il valore. L'uomo può arrischiare una dimostrazione velata, meglio che in un salotto, perchè la donna può fingere di non udirla, e i mariti, i babbi e le mamme, assordati dalle trombe e dai tamburi, non l'odono di sicuro. [pg!171]

[XI.]

Tutto quell'inverno fu rallegrato dai più deliziosi passatempi. Le noie della pratica curiale venivano lautamente compensate dai passeggi, dalle conversazioni, dalle feste da ballo, dagli spettacoli dei migliori teatri. Durante il giorno, nello studio dell'avvocato, Silvio imparava come si guadagna il denaro a spese dei litiganti, ed ogni sera imparava a spenderlo nella buona società. Il bisogno dei milioni, o almeno almeno di qualche migliaia di lire, si faceva vivamente sentire. S'era fatto degli amici che la pensavano come lui, non erano ricchi, perdevano al giuoco, si divertivano, e tuttavia non mancavano di denaro. Dove diavolo andavano a trovarlo? Si mise a studiarli a fondo, e a interrogarli:

—Avete trovato una miniera?...

—Sicuro, gli rispondevano, la miniera inesauribile [pg!172] delle umane miserie, delle corbellerie, delle dabbenaggini, delle birbonate, e delle geste quotidiane del genere umano!...