Gli dava un bacio e poi si metteva a sciogliere gl'involti, e sciorinava gli oggetti sul tavolo e sul cassettone, e metteva in mostra le frutta della stagione, e quelle che aveva saputo conservare. In primavera erano fragoloni più grandi delle noci, d'estate ciliege grosse come prugne, prugne grosse come persici, persici grossi come melagrani. D'autunno peri profumati meravigliosi, pomi d'ogni forma e d'ogni colore dal piccolo Appio dolce al rainette grigio del Canadà. Tirando fuori i fragoloni, papà Gervasio diceva:

—Guarda Mac-Mahon, è una delle più grandi varietà! guarda la Regina Vittoria, è delle più saporite.

Mettendo in riga le pera e i pomi li voltava sempre dalla parte più colorita, li puliva colla palma della mano, li lucidava colla manica del vestito e li nominava:

—Gnocco di Milano!—Generale Totleblen—Cardinale—Butirro Napoleone!

Tutti di casa caricavano il povero papà Gervasio per spedire qualche dono al figliuol prodigo. D'inverno Maria gli mandava delle eccellenti conserve di frutta, in primavera le più belle varietà di rose, d'autunno delle uve moscate color [pg!181] d'oro. La nonna prodigava le calze, le mutande, i corpetti di lana, eseguiti colle sue mani, intrecciando infiniti pensieri e qualche lagrima all'eterna catena della maglia.

Silvio si vestiva ammirando e ciarlando, ringraziava e domandava conto di tutti. Allora il papà gli raccontava le sue piccole sofferenze intestinali senza gravità, poi passava a narrargli i grandi avvenimenti della villa.—Mumut era scomparso improvvisamente di casa, Maria disperata lo fece cercare invano per molti giorni; è facile immaginarsi le sue angustie, i suoi sospetti su certa gente alla quale non ripugna il gatto in umido, purchè sia grasso. Non era possibile di ritrovarlo. Finalmente il maestro Zecchini lo vide accovacciato pacificamente in cima al muricciolo dell'orto della vicina masseria. Una passione sfrenata per una gatta dell'affittuale lo teneva schiavo in quel sito, immemore delle cure costanti di tua cugina, con ingratitudine colpevole. Venne portato a casa che non era più riconoscibile, magro consunto dalla passione, spelato per le lotte sostenute coi rivali. Ora si è abbastanza rifatto, ma conserva una morbosa malinconia che gli impedisce di ritornare alla sua naturale pinguedine. Ma adesso viene il più bello, ascolta anche questa. Pasquale incaricato di fare [pg!182] le più minute indagini per rinvenirlo, mancava ogni giorno di casa per lunghe ore, trascurando il servizio, ma abbiamo scoperto che invece di mettersi alla ricerca del gatto, egli andava a dormire sul fieno.

—Non mi sorprendo, disse Silvio, la malafede e la poltroneria sono del numero dei suoi difetti.

Quando Silvio era pronto facevano un giretto per la piazza, andavano a respirare una boccata d'aria salina sul ponte della Paglia, tornavano alle Procuratie, e passavano al Cavalletto, ove Gervasio faceva una colazione di pesce fresco, in compagnia di suo figlio.

Dopo colazione ritornavano all'alloggio di Silvio, facevano una scelta delle cose migliori portate dalla campagna, e andavano a presentarle alla famiglia dell'avvocato.

La signora Emilia riceveva papà Gervasio con cordiali dimostrazioni di amicizia, gradiva moltissimo quelle frutta, ne faceva mille elogi, diceva di non averne mai vedute di eguali; e si riconfermava sempre più nell'idea della ricchezza dei Bonifazio, che potevano vantare simili prodotti.