Papà Gervasio gongolava agli elogi delle sue colture, e rispondeva che, in fatto, quelle frutta non si trovano in commercio, sono cose da dilettanti; e invitava la signora a visitare la sua [pg!183] villa, e a passarvi alcuni giorni colla sua famiglia, senza complimenti.
—Mille grazie del cortese invito; una volta o l'altra ne profitteremo, prometteva la signora.
—Sarà un vero piacere, e un grande onore per la nostra casa.
La bella Metilde ammirava i fiori, li disponeva artisticamente nei vasi del salotto, cacciava i suoi dentini d'avorio nei fragoloni, gustava un po' di tutto, e proclamava con tanta grazia le delizie di quelle frutta, che papà Gervasio le avrebbe dato un bacio assai volontieri, e sentiva il sapore di quei prodotti meglio che se li avesse mangiati.
Capitava l'avvocato, ed erano nuove meraviglie, chiamavano anche i giovani dello studio ad ammirare quei prodotti della terra promessa. Dopo le lodi delle frutta venivano fuori gli elogi del figlio. Tutti ne dicevano un gran bene, meno la signorina Metilde, che lo pensava più degli altri, ma taceva per convenienza di ragazza bene educata.
La signora Emilia parlava di Silvio come del più caro amico di casa, e il più fedele; l'avvocato mostrava di stimarlo un giovinotto di slancio, di spirito pronto, e che da qualche tempo s'era anche messo a studiare. [pg!184]
Gervasio usciva da quella casa consolato, Silvio lo accompagnava alla ferrovia, e mentre la gondola li trasportava attraverso i canali, il padre mostrava al figlio la sua soddisfazione, e largheggiava di promesse e consigli.
—Continua a condurti bene, gli diceva, studia, lavora, e procura di fare delle economie, perchè gli anni sono sempre più cattivi, e cerca di contentare l'avvocato e le signore.
Una volta, ritornato da una delle sue gite, beato degli elogi che l'avvocato aveva fatti a suo figlio, papà Gervasio andava ripetendo al maestro Zecchini, e gli osservava:
—Dovete convenire che la vostra teoria pessimista non è applicabile a mio figlio, e fregandosi le mani aggiungeva: non tutti gli uomini sono asini, caro maestro.