Il giovane Bonifazio non poteva soffrire la ruvida natura di quel gaglioffo, gli pareva che la pretesa di farsi rimarcare da Maria fosse quasi una sfida verso di lui, lo trovava stupido e audace, e quei sentimenti gelosi gli rivelavano l'amore per la cugina, e l'odio per Andrea.
A costui parve che Silvio volesse leggergli in fronte i pensieri, e guardava in cagnesco il giovinotto elegante, che contrariava la sua inclinazione. Parlavano di raro fra loro; Silvio gl'indirizzava la parola con sprezzante alterigia, Andrea gli rispondeva poche parole, cogli occhi torbidi, e i lineamenti contratti.
Parlando colla nonna e con suo padre, Silvio pronunziò qualche parola sprezzante all'indirizzo d'Andrea, ma si sentì confutare, con sommo rammarico. Pareva anzi che il loro affetto per Pigna fosse cresciuto, e mostravano di crederlo degno di stima e di amicizia. Maria lo difendeva sempre [pg!192] colla più ingenua semplicità, e raccontava al cugino tutti i piccoli servigi che quel giovane rendeva alla famiglia, prestandosi cortesemente in tante brighe noiose. Essi lo impiegavano continuamente dentro e fuori di casa. Oltre l'assistenza che dava allo zio nelle cure delle serre e dei fiori, egli faceva acquisti e vendite per conto loro, sorvegliava i coloni e i domestici.
Quest'ultima rivelazione illuminò lo spirito di Silvio, come un lampo. Se costui sorveglia i domestici, egli pensò, deve essere in uggia a Pasquale, che non vorrebbe essere sorvegliato; ecco dunque un alleato. Saprò qualche cosa da lui sul conto di Andrea, e potrò servirmene all'uopo. Silvio andò in scuderia a visitare Falcone al momento della strigliatura, disse qualche parola benevola al domestico per amicarselo, e cominciò a chiedergli conto di alcune persone che frequentavano la casa, per finire, con apparente indifferenza, a domandargli d'Andrea.
Quel scimmiotto di Pasquale parlava del giovane come di un orso. Era evidente che l'orso e lo scimmiotto sentivano una ripulsione reciproca e si evitavano. Lo scimmiotto accusava l'orso di essere avaro: perchè non gli dava mai un soldo di mancia; d'essere traditore: perchè svelava ai padroni i suoi istinti rapaci; d'essere una spia: [pg!193] perchè sapendolo sciocco e rapace lo teneva d'occhio affinchè non danneggiasse la famiglia amica, verso la quale aveva delle obbligazioni e dei doveri.
Anche dal maestro Zecchini non potè saperne di più. Secondo il maestro, Andrea era uno degli innumerabili asini usciti dalla sua scuola, nel lungo esercizio delle sue funzioni dalle quali si era finalmente ritirato, lasciando il mondo, poco su poco giù, come lo aveva trovato alla prima lezione.
—E credo fermamente, egli diceva, che gli uomini saranno sempre gli stessi. Chi vive contento di tutto e di tutti, chi non è mai contento di niente e di nessuno.
—Eppure, gli osservava Silvio, siete vissuto in epoche affatto diverse, e in tempi burrascosi, siete passato dalla schiavitù all'indipendenza, dal regime dispotico alla libertà, e anche gli uomini avranno mutato le loro tendenze, i loro vizii, le loro virtù....
—Niente affatto! gli uomini sono sempre gli stessi. Tanto all'epoca del dispotismo straniero quanto col regime della libertà si trovano i contenti e i malcontenti; adesso, come nella mia gioventù, ci sono società segrete e congiure, allora si voleva scacciare il governo austriaco, [pg!194] adesso si vorrebbe rovesciare la monarchia; più tardi si tenterà di mandare a rotoli la repubblica. Si ottennero delle cose che parevano impossibili, adesso se ne domandano delle altre che paiono utopie. Ma l'impossibile e l'utopia sono parole senza significato. Tutto è possibile a questo mondo!.... ma niente è perfetto. Quando c'erano i Tedeschi avevamo il vino in abbondanza e a buon mercato, ma non si poteva star allegri sotto la minaccia costante del carcere e della forca. Adesso che siamo liberi, si potrebbe stare allegri, ma non abbiamo più vino. Dispotismo o filossera, Austriaci o peronospora, c'è sempre qualche cosa che contrista la nostra esistenza! Adesso non c'è più pericolo d'andare in berlina, i galantuomini non sono più condannati al carcere ed all'esilio, ma i contadini devono esiliarsi spontaneamente, ed emigrare in America perchè la terra non dà più da vivere, i piccoli possidenti sono rovinati, i grandi sono minacciati dal petrolio e dalla dinamite, dai nichilisti e dagli anarchici che vogliono distruggere la società.
E perchè tutto questo?... perchè l'uomo è un asino, che si lamenta quando è legato alla greppia colla cavezza, e appena lasciato libero mena calci da disperato e calpesta da stolto la terra, [pg!195] sulla quale non sa vivere, nè lasciar vivere in pace i suoi simili.