E quando sedeva dirimpetto a Maria, davanti al suo tavolinetto da lavoro, e la guardava negli occhi profondi, e la faceva sorridere colle sue ciarle, si sentiva avvolto come in un fluido misterioso, in un'atmosfera affascinante che lo spingeva all'adorazione, come un devoto in mezzo ai profumi d'incenso davanti all'altare della Madonna. Essa rammendava attentamente la biancheria, egli pigliava in mano le forbici, tagliuzzava [pg!199] un pezzetto di carta, e contemplava la cugina in silenzio. Argo ruzzava ai loro piedi, i canarini cantavano un duetto con trilli e variazioni, e Mumut faceva le fusa sulla finestra aperta, dalla quale entravano gli effluvi del giardino, e le onde odorose di primavera.
In tali momenti gli pareva possibile di passare degli anni felici in quelle condizioni, in quell'aria, in mezzo a quelle armonie di luce, di suoni e di profumi, davanti a quella fanciulla vegeta e forte.
Ciarlava di varie cose ora meste ora allegre, ammirando quei sopracigli che s'inarcavano dalla sorpresa, che si corrugavano all'idea del dolore, e la mobilità di quella bocca che atteggiandosi al sorriso scopriva i denti bianchi, o stringeva le labbra in segno di dispetto, mettendo in luce quella peluria di pesca matura.
Al racconto d'un fatto toccante un'ansia affannosa le agitava il seno, e allora Silvio non badava più al taglio del vestito, nè guardava la calzatura, ma intendeva gli avidi sguardi dove batteva quel cuore.
Il suono d'un campanello rompeva l'incanto, la nonna o lo zio avevano bisogno di lei, Maria scattava come una susta e spariva, e Silvio restava con un palmo di naso. [pg!200]
Così passavano i giorni. Intanto papà Gervasio si alzò dal letto, e l'avvocato Ruggeri scriveva lettere sopra lettere per chiamare al dovere il suo praticante indiscreto.
Lo stesso suo padre lo spinse a partire, e dovette rassegnarsi. Abbracciò la nonna e il papà, gli promise ancora di pensare all'avvenire, strinse affettuosamente la mano di Maria, salutò freddamente Andrea, che lo vedeva allontanarsi con somma soddisfazione, diede una mancia a Pasquale e partì.
E strada facendo, sballottato nel carrozzone della ferrovia, andava pensando a quella vita silenziosa, a quelle buone creature che aveva lasciate, e che si dileguavano a poco a poco nella nebbia trasparente d'un passato vicino, e vedeva ancora, come fra le nuvole, in un fondo verdognolo, un convalescente ed una vecchierella, una fanciulla ed un cane, l'orso e il scimmiotto i quali lo accompagnavano con l'amore, con l'odio, coll'indifferenza, e lentamente sparivano da lontano; mentre gli si presentava davanti gli occhi la vista della laguna increspata dalle brezze marine, i gabbiani che volavano in giro rasentando l'acqua, il sole del tramonto che tingeva di porpora e d'oro gli alberi delle navi, le invetriate delle case, le cupole e i campanili di Venezia. [pg!201]
[XII.]
Metilde o Maria?... questa interrogazione martellava continuamente il cervello di Silvio, e gli toglieva la pace. Egli desiderava di contentare, almeno in parte, suo padre, e di seguirne i consigli. Nei vari disinganni della vita, ogni qual volta ad una speranza delusa gli succedeva uno scoraggiamento, quando vedeva una causa giusta perduta, un'opinione onesta derisa, un'intrigante che scavalcava un uomo di merito, si sentiva spinto a fuggire in un ritiro tutte le ingiustizie sociali, a ritornare a casa sua a piantar cavoli in famiglia, e a prender moglie. Ma guardandosi d'intorno non si trovava troppo incoraggiato al passo fatale; il matrimonio gli faceva paura. Passeggiando per Venezia incontrava dei fidanzati inseparabili, sotto l'occhio vigilante della mamma. Gli pareva che dovessero affrettare le nozze per liberarsi da quel caro cerbero che spiava i loro [pg!202] dialoghi e quasi i pensieri. Come si amano! egli pensava, come saranno felici di poter rifare queste passeggiate, senza quell'intollerante testimonio materno! Finalmente si celebrava il matrimonio, facevano il loro viaggetto di nozze, ma quando ritornavano a Venezia, il marito andava da una parte, e la moglie dall'altra, e nessuno li vedeva più insieme!