Egli amava tutte le bestie per istinto di bontà che gli rendeva cari tutti gli esseri viventi, e poi come agricoltore, pei vantaggi che ricavava da queste valorose alleate.
Il maestro faceva gli elogi delle mucche:
—Sono le più belle del paese, egli diceva all'avvocato, e ce ne sono poche di migliori in tutta la provincia.
L'avvocato le guardava senza vederle, la signora Emilia si alzava l'abito e le sottane fino a mezza gamba, e storceva il naso, perchè l'odore della stalla le dava fastidio, Metilde si teneva dietro le colonne perchè aveva paura di tutto, e diceva:
—Guai se una di quelle bestie rompesse la catena che le tiene legate!
Le mucche la guardavano con placidi sguardi, e alzavano il muso ruminando tranquillamente. Maria rideva clamorosamente, entrava nelle poste, [pg!216] accarezzava la Mira, che mostrava di conoscerla.
Il maestro asseriva che le bestie hanno spesso più sentimento degli uomini, e molte buone qualità che scarseggiano nella vita sociale....
Per somma fortuna Pasquale venne ad annunziare che il pranzo era servito, e così risparmiò la dissertazione del maestro, che dopo l'elogio delle bestie, sarebbe indubbiamente finita col solito atto di accusa dell'uomo.
La sala da pranzo era stata apparecchiata dalla nonna con quelle cure che soddisfano la vista, e mettono gli ospiti in buone disposizioni. I cristalli brillavano sulla lucida tovaglia fra i piatti fermi e l'argenteria. Un bel vaso di fiori confondeva i suoi profumi colle esalazioni delle pietanze. In principio non si udiva che l'acciottolio dei piatti, tutti mangiavano in silenzio, ma la signora Emilia s'accorse subito che Maria soffiava sul cucchiaio colmo, e mangiava la minestra col pane. Una bottiglia di vino bianco lucido trasparente color dell'ambra animò la conversazione che divenne sempre più animata e briosa.
Il maestro raccontava le sue paure al tempo dei Tedeschi, quando cominciò a sospettare che il capitano Bonifazio appartenesse alla setta dei Carbonari. Egli si trovava gravemente compromesso [pg!217] e sognava tutta la notte sbirri, catene, sotterranei, e la forca!