Era oscuro, con un prospetto di case opprimenti a breve distanza, era rumoroso e frequentatissimo, ed aveva dirimpetto le botteghe più antipatiche. Un salumiere, con una frangia di salsiccie sulla porta, che esponeva in vetrina una testa di maiale con un limone fra i denti, in mezzo a due colonne di formaggio; e un beccaio che metteva in mostra la sua merce sanguinolenta, dei pezzi di carne floscia, coi muscoli scorticati, delle testine pallide di vitello cogli occhi stravolti dalla morte, degli agnellini cogli occhi fuori dal cranio sanguinoso col ventre aperto, dei cuori, dei fegati, dei polmoni appesi ai ganci, come trofei d'un massacro.
Si lagnò alquanto con Metilde, che gli diede ragione, ma non aveva osato contrariare la mamma. Osservò sommessamente alla futura suocera che il salumiere e il beccaio gli facevano orrore; ma essa lo confutò trionfalmente, burlandosi di lui che mangiava con molto appetito ciò che gli faceva ribrezzo. Secondo lei erano idee strane, debolezze, e pregiudizii ridicoli.
Che cosa poteva fare? non c'era più rimedio, [pg!232] dovette rassegnarsi, riservandosi la scelta delle tendine destinate a nascondere quel nauseante spettacolo. Egli aveva paura che la signora Emilia gli mettesse davanti agli occhi qualche altra scena turpe o affliggente, come se ne vedono tante, dipinte sulle tendine, Otello che uccide Desdemona, Giuditta che taglia la testa ad Oloferne, o il sotterraneo delle tombe con la morte di Giulietta e Romeo.
Comperò due vedute della Svizzera: il castello di Chillon sul lago di Ginevra e un châlet sulle rive d'un torrente, fiancheggiato d'abeti, con un fondo di montagne nevose, e due bei parchi con fiori e fontane sul davanti, e dei viali tortuosi che si perdevano nei boschi. Ma la signora Emilia lo criticò acerbamente, canzonandolo per la sua ingenuità puerile, dicendogli che non poteva fare una scelta peggiore, e cercava di persuaderlo che nessuno voleva di quelle tende, pel motivo delle tinte verdi che smaccano il colore della pelle, e fanno gran torto al viso delle donne.
Era inutile lottare con quella signora, che sapeva difendersi meglio del marito avvocato; era più prudente capitolare alla prima, e lasciarla libera di fare alto e basso a suo piacimento. Così fu convenuto, ed essa si occupò dei mobili, delle tappezzerie, e di tutti gli arredi necessari, [pg!233] colla sola condizione di conservare le quattro tendine.
Dopo questo patto, Silvio dichiarato inabile a simili imprese, venne escluso da ogni ingerenza nelle faccende domestiche, ed egli si consolava col giornalismo dando dei consigli alle grandi potenze d'Europa, sulla politica del giorno, e sosteneva delle polemiche coi giornali avversi, intorno alle sorti del mondo.
Intanto alla villa Bonifazio si pensava al modo di riparare alla perdita delle speranze che si erano concepite sopra un matrimonio possibile fra i due cugini, che avrebbe tenuto unito il patrimonio domestico. Si chiamò anche il maestro Zecchini, per udire un suo parere, e fissare la condotta da tenersi per l'avvenire.
Era evidente per tutti che Andrea aspirava alla mano di Maria, e giacchè Silvio vi rinunziava, bisognava occuparsene.
—Che cosa ne pensava il maestro?
Egli rispondeva: Tocca a Maria la decisione, essa si è trovata fra due asini, e credo che preferisce quello che fugge a quest'altro che si lascerà mettere la cavezza, ma prima di tutto bisogna consultarla. Fino al giorno che ho conosciuto la veneziana ho creduto che Silvio amasse Maria, dopo quel giorno ho mutato parere. Forse nè l'una [pg!234] nè l'altra gli conveniva intieramente, ma piuttosto la prima che la seconda; ed è appunto per questo che la sposa, perchè l'uomo, o per meglio dire la bestia, si attiene sempre al peggiore partito. In quanto all'asino numero due, di merito assai inferiore al numero uno, è forse più conveniente alla ragazza, per la semplicità delle idee e dei costumi; entrambi sono privi d'istruzione, ma tutti due laboriosi; essa è più intelligente, egli è più ricco di lei, con minori apparenze. Ci sono dunque delle compensazioni delle quali si deve tener conto; e se Maria fosse contenta, l'asino scelto per marito andrebbe alle stelle, tanto è innamorato di lei, che mi pesa sullo stomaco da un pezzo, per le continue dichiarazioni d'amore colle quali mi perseguita, mancandogli il coraggio di farle direttamente, ed ostinandosi a voler prendermi per mezzano, malgrado le mie continue ripulse. Signor maestro, io non sono degno di quella ragazza, egli mi ripete con insistente cocciutaggine, ma se mi prendesse farei il possibile per contentarla in tutto e per tutto, e potrei dirmi l'uomo più felice del mondo.