La nonna fu incaricata di scandagliarla. Maria rispose subito colle lagrime, e con un sdegnoso rifiuto. Si vedeva chiaramente che era innamorata [pg!235] di Silvio, che non poteva consolarsi del suo abbandono, e che la stessa notizia del matrimonio non era bastante a farglielo dimenticare. L'amarezza del disinganno chiuso dentro di sè la soffocava; piangendo in seno della nonna trovò qualche sollievo. Essa non insistette, la accarezzò con vera affezione, l'aveva già abituata fino dalla prima infanzia alla rassegnazione ed al coraggio. La confortò con ogni maniera d'argomenti, e a poco a poco la persuase che il cugino era irremissibilmente perduto per lei; lo zio Gervasio doveva recarsi a Venezia fra qualche giorno per firmare il contratto di matrimonio di suo figlio colla signora Metilde Ruggeri. Non bisognava pensarci più, per dovere d'onestà, ed anche per dignità personale. «Chi non mi vuole non mi merita, è un detto volgare, ma tu puoi dirlo con ragione, perchè sei migliore di lui.»

Di tratto in tratto le diceva bene di Andrea, della sua semplicità, dei suoi gusti modesti, del suo amore per le faccende rurali, della sua vita onesta, perchè era un vero galantuomo. Eccitava il suo amor proprio offeso dalla condotta di Silvio, le mostrava l'umiliazione di restare donzella, condannata ad assistere alle feste che si sarebbero fatte agli sposi. Quest'ultimo argomento parve che la colpisse più di tutti. [pg!236]

—Se acconsenti di sposare Andrea, conchiuse la nonna, il tuo matrimonio potrà farsi prima dell'altro, e quando gli sposi di Venezia verranno qui tu sarai già partita, e potrai restare assente per tutto il tempo che essi si fermeranno in campagna. Tu avrai anche il vantaggio di non lasciare il paese ove sei nata, di non abbandonare la tua povera nonna, perchè saremo vicine di casa.

Dopo lunghe esitazioni, e persistenti ripugnanze, finalmente si lasciò persuadere, e consentì di sposare Andrea, ma sempre piangendo, e ad una condizione soltanto, cioè che il suo matrimonio si farebbe prima dell'altro, e che per tutto quel tempo che Silvio e Metilde resterebbero alla villa, essa sarebbe assente dal paese.

La nonna fu contenta, lo zio Gervasio fu soddisfatto, e Andrea nell'entusiasmo; gli pareva proprio di toccare il cielo colle dita. Il solo maestro Zecchini tentennava la testa, con evidente malcontento.

Avvezzi alle sue continue obbiezioni non furono sorpresi dei dubbi, degli ostacoli, dei cavilli che avrebbe tirati fuori anche in questa circostanza, e lo pregarono di spiegarsi francamente.

—Ecco quello che penso, egli rispose, questo [pg!237] è un matrimonio per dispetto, è una vendetta di Maria, è una scappatoia che non potete approvare senza pericoli. Non mi aspettavo un matrimonio d'amore, ma di ragione; invece capisco che si apparecchia un precipizio. Chi può prevedere le funeste conseguenze d'un'imprudenza? chi può assumerne la responsabilità?...

Papà Gervasio che aveva approvato il piano di sua madre, diede ragione anche al maestro che diceva tutto il contrario. La nonna si mise in pensiero, e restò esitante. Si esaminò nuovamente la condizione delle cose, si discusse a lungo senza intendersi; poi si risolse di ritardare ogni decisione assoluta, per pensarci meglio, per osservare, vedere, considerare, riflettere, e apparecchiare uno scioglimento plausibile al caso delicato.

Intanto Andrea avvertito dal maestro degli ostacoli che si opponevano alla sua felicità, si raccomandava caldamente a tutti perchè non esitassero ad accettare l'assenso della ragazza, che avrebbe deciso della sua vita, che oramai gli pareva impossibile senza di lei, prometteva di fare dei miracoli per rendersi degno della sua fortuna, e gettava fiamme dagli occhi, manifestando sentimenti di assoluta sommissione e di devota riconoscenza. [pg!238]

—Ah! l'amore rende eloquenti anche gli asini, osservava il maestro Zecchini; l'amore sarebbe la più bella cosa del mondo... se non conducesse al matrimonio!...