—Ma!... che cosa succederà? ripeteva Gervasio.

—Se andassero a vivere in città, osservava la nonna, in mezzo a tutte le seduzioni e ai pericoli del mondo, bisognerebbe pensarci seriamente, ma nella semplicità della vita campagnuola, colle abitudini massaie di Maria, non c'è pericolo che succedano di quelle tragedie che fanno rabbrividire gli spettatori in teatro!...

—Possono succedere delle commedie, disse il maestro, che facciano ridere il pubblico a spese degli attori.

—Nelle mie lunghe notti insonni, continuò la nonna, ho pensato lungamente a tutte queste difficoltà, [pg!240] che ci amareggiano la vita, e non ho trovato altro termine possibile, che un matrimonio di ragione, che metta Maria in uno stato conveniente alla sua condizione, ed alle sue qualità; che le assicuri un'esistenza tranquilla ed agiata, e che ce la conservi vicina. Se voi avete trovato un migliore espediente, tanto meglio; mettetelo fuori, e vedremo.

Gervasio dichiarò che non trovava nulla meglio del matrimonio progettato, e fissando gli occhi sul maestro, aspettava il responso dell'oracolo.

Il maestro, dopo le opposizioni, le difficoltà, i cavilli messi in campo, non seppe formulare una proposta lodevole, nè trovare uno scioglimento che fosse più plausibile del matrimonio, e confessando la sua impotenza, conchiuse: che a questo mondo si fanno quasi sempre delle cose mediocri, perchè non se ne trovano di migliori, e che talvolta i risultati riescono contrari alle previsioni, che vi sono dei matrimoni bene assortiti che finiscono male, e dei connubi improvvisati, senza probabilità di buona riuscita, che diventano... non dirò buoni, ma tollerabili.

E in tal maniera finiscono sovente molte ciarle delle pubbliche assemblee, e dei congressi diplomatici, cioè l'impotenza di ottenere la perfezione costringe per necessità ad accettare un partito [pg!241] qualunque, messo in campo dalle circostanze imprescrittibili della vita.

Così venne risolto anche in quel consiglio di famiglia.

Il consenso dei parenti fu annunziato agli sposi; Andrea lo accolse con un delirio d'amore, Maria con modesta bontà, che poteva sembrare anche rassegnazione, se coloro che avevano combinato quel matrimonio non avessero veduto più facilmente ciò che speravano di quello che era in realtà.

In casa Pigna diedero subito mano agli apparecchi delle prossime nozze, i quali furono assai più semplici di quelli di Venezia. Due mani d'acqua di calce tanto alla stanza nuziale che alla cucina, si fecero scardassare i materassi dell'immenso letto di matrimonio della famiglia, riempiere di cartocci nuovi il saccone, rinnovare le penne della coltrice, mettere due cortine bianche di cambrich ai balconi della camera degli sposi, lustrare a nuovo i mobili, lavare i pavimenti e le scale, ordinare la batteria di cucina, stagnare i rami e fregarli a fondo, strofinare gli alari, la catena, la paletta, le molle; infatti un bucato universale, un ripulimento memorabile, da poterlo citare all'occasione, dicendo per esempio: quel mobile è stato ripulito all'epoca del matrimonio di Andrea. [pg!242]