Pio
VI papa 23.
Francesco
II imperatore 6.
Erasi il generale repubblicano ingrossato per nuove genti venute di Francia: nonostante non arrivava il suo esercito al novero di quello d'Alvinzi, perchè, passando quarantacinque mila non arrivava ai cinquanta. L'aveva egli spartito in cinque, schiere principali, una delle quali, governata da Serrurier, teneva il campo sotto Mantova; l'altra con Augereau stanziava a Verona, distendendosi verso le regioni inferiori dell'Adige; la terza, retta da Massena, alloggiava pure in Verona, ma spingeva le sue genti innanzi per sopravvedere quello che fosse per annunziare la guerra dalle sponde della Brenta; la quarta, che obbediva a Joubert, surrogato a Vaubois, guardava le fauci del Tirolo, avendo il campo alla Corona, a Rivoli e nei luoghi intermezzi; la quinta finalmente, quale corpo di ricuperazione, e per assicurare la destra del lago, aveva le sue stanze a Brescia, Peschiera, Desenzano, Salò e Lonato.
Da tutto questo si può conoscere che Buonaparte si era persuaso che lo sforzo dei Tedeschi avesse a indirizzarsi contro Verona; ma però, siccome astuto e prudente capitano, aveva ordinato i suoi per forma, che, se la tempesta si scagliasse dal Tirolo, fossero in grado di resisterle, perchè e Joubert era grosso di dieci mila soldati, ed Augereau e Massena potevano arrivare prestamente in soccorso di lui a Verona. Il primo a dar le mosse alla sanguinosa guerra che siam per vedere fu Provera, che, partito da Padova il dì 7 gennaio, si dirizzava verso Bevilacqua, terra posta sul rivo che chiamano la Fratta. Era in Bevilacqua il generale Duphot con una squadra che servia come antiguardo al presidio di Porto Legnago. Il dì 8 sul far del giorno il principe Hohenzollern marciava contro Bevilacqua difesa da un picciolo castello; trovato per istrada un grosso corpo repubblicano, che gli voleva far contrasto, dopo un aspro combattimento lo fugava. Al tempo medesimo il colonnello Placseck sulla sinistra s'impadroniva del posto di Caselle, e sulla destra un capitano Giulay occupava i passi di Merlara e di San Salvaro. Frattanto i Franzesi si erano rinforzati a Bevilacqua; ma assaliti in diverse parti dagli Alemanni, fu loro forza di pensare al ritirarsi, e si ridussero a Bonavigo, ed a Porto Legnago, non senza grave danno. Conseguiti questi primi vantaggi, confidava Provera di poter presto passar l'Adige tra Ronco e Porto Legnago. Era, quando seguirono queste prime battaglie, Buonaparte a Bologna, intento ad ordinar la guerra contro il papa, e non così tosto ne ebbe avviso, che, giudicando bene del tempo, comandava a due mila soldati, che già aveva indirizzato contro gli Stati della Chiesa, retrocedessero e gissero a congiungersi con Augereau, che difendeva le rive dell'Adige assaltate da Provera.
Buonaparte, poichè tanto stringeva il tempo, e le cose se gli dimostravano pericolose, condottosi celeremente, e soprastato alquanto al campo di Mantova per ordinar quello che fosse a farsi in tanto pericolo, s'avviava a Verona la mattina del 12, dove trovava Massena alle mani coi Tedeschi venuti a Bassano. Trovavasi l'antiguardo di Massena a San Michele, poco distante da Verona, quando, assalito dai Tedeschi, fu costretto a ritirarsi. Ma Massena, uscito fuori con tutti i suoi, attaccava la battaglia che fu molto aspra e sanguinosa; rimasto il campo ai Franzesi.
Non insistevano maggiormente gl'imperiali, contenti all'aver fatto credere al nemico che lo volessero assalire fortemente e grossi in questa parte. Si ritraevano per iscaltrimento indietro alle montagne; anzi una parte, guidata da Quosnadowich, si conduceva celeremente e con molta prestezza per la valle della Brenta a rinforzare Alvinzi in Tirolo. Nè qui si arrestavano gli Austriaci, perchè sulle due ali estreme Provera varcava l'Adige il dì 13, non senza molta difficoltà. Alvinzi sforzava le strette della Corona con avere obbligato Joubert a ritirarsi sull'alloggiamento forte e fortificato di Rivoli. Pendeva in tal modo incerto Buonaparte del vero intento dell'avversario; nè sapendo a qual parte volgersi, se ne stava tuttavia a Verona, aspettando che il tempo e più aperte dimostrazioni degli Austriaci gli dessero maggior lume. Nè tardava ad essere appagato del suo desiderio; perchè, in primo luogo, un Veronese, amatore dei Franzesi e congiunto d'antica amicizia con Alvinzi, si era segretamente condotto a Trento per visitarlo, ed ivi soprastato essendo tre giorni, ebbe trovato modo di copiare tutto il disegno di guerra del generale austriaco, il quale disegno, tornatosene a Verona, consegnava ad un Pico, Piemontese, che incontanente lo dava in mano del generalissimo di Francia. Giungevano, in secondo luogo, lettere espresse di Joubert, che portavano quanto grossi fossero comparsi gli Austriaci alla Corona.
Buonaparte allora, solito a spingere con incredibile celerità sempre innanzi le occasioni, comandava a Massena corresse con tutta la sua schiera a Rivoli più prestamente che potesse. Lo stesso ordine mandava a Rey, che se ne stava alle stanze di Desenzano e di Lonato. Egli poi, la notte medesima del 15, si incamminava frettolosamente a Rivoli per ivi sostenere la fortuna vacillante. Alvinzi aveva ordinato talmente i suoi, che una parte urtasse contro il forte passo di San Marco occupato dalla vanguardia di Joubert, e che è la chiave di chi scende dal Tirolo verso Verona; l'altra, condotta da Liptay, girasse sui monti per andar a ferir alla schiena il rimanente corpo di Joubert, che alloggiava in Rivoli. Un'altra colonna grossa di quattro mila soldati, e governata dal generale Lusignano, girando più alla larga, doveva riuscire più alle spalle dei Franzesi per la valle del Tasso. Arrivava intanto Quosnadowich e romoreggiava alla sinistra dell'Adige. Aveva infatti Alvinzi con un urto gagliardo acquistato il passo di San Marco. Ma non era ancora spuntato il giorno 14, che Buonaparte già ingrossato dalle genti più leggieri di Massena, aveva dato dentro a San Marco, e dopo un grave conflitto se n'era impossessato. Si accorgeva allora Alvinzi che i suoi pensieri erano stati penetrati, e che, invece di avere a combattere col solo Joubert, gli era forza di sostenere l'impeto della maggior parte dell'esercito repubblicano. Ciò cambiava le sue sorti. Tuttavia, non diminuendo per questa difficoltà della speranza di vincere, ed essendo già presente il nemico, non aveva più comodità di cambiare l'ordine incominciato della battaglia, e dovette far fronte con mosse non acconcie ad un caso inaspettato.
Già si combatteva asprissimamente dalle due parti alle cinque della mattina, e siccome gli Austriaci, per ordine del loro generale, puntavano massimamente contro la sinistra dei Franzesi, per secondare le colonne che giravano alle spalle, così quest'ala franzese ed anche la mezzana pativano grandemente, e già, crollandosi, si ritiravano indietro disordinate. Pareva la fortuna inclinare a favore dei Tedeschi; mosso Buonaparte dall'estremo pericolo, comandava a Berthier sostenesse l'inimico in mezzo. Egli poi accorreva alla sinistra, che tuttavia sempre più piegava e pericolava. Sosteneva Berthier un urto ferocissimo. Questo sforzo e la terribile trigesimaseconda, che arrivava, ristoravano in questo luogo la battaglia che inclinava. Ma la sinistra continuava a cedere del campo: era sempre il rischio estremo, quando ecco arrivare a gran tempesta Massena, ed entrare su questa parte nella battaglia. Quivi risvegliatasi in lui la solita caldezza, e combattendo con grandissimo valore, fe' strage orribile del nemico, e ricuperò alcuni dei siti perduti sulle eminenze. Mentre Massena reintegrava la fortuna e guadagnava del campo a sinistra, il mezzo e la destra dei repubblicani acremente incalzati si ritiravano, e già gli Austriaci erano in punto d'impadronirsi dell'eminenza di Rivoli ch'era, a chi l'avesse in poter suo, la vittoria della giornata. In questo momento compariva sulle alture Liptay, e mettendosi alla scesa, già era vicino a ferire l'ala sinistra dei repubblicani. Quest'era il momento determinativo della fortuna. Benchè Alvinzi si trovasse colle schiere divise, perchè le aveva ordinate piuttosto a circondare che a combattere, tuttavia, spingendosi avanti con mirabile coraggio, avevano recato in poter loro il fatal Rivoli; ma Buonaparte, veduto che poteva, per la separazione delle colonne nemiche, riunire i suoi in un grosso corpo senza pericolo, il fece, e ricuperava con breve battaglia Rivoli. Spinsero di nuovo avanti i Tedeschi, e dopo, una mischia spaventevole, se lo pigliavano una seconda volta. Buonaparte, che vedeva stare ad un punto la fama e la fortuna sua, comandato a Berthier che trattenesse con la cavalleria i Tedeschi nel piano che fra le alture a sinistra e Rivoli a destra si apre, acciocchè non potessero aiutare i difensori di Rivoli, adunava in un solo sforzo tutti gli squadroni che potè raccorre in quel momento, ed uniti e grossi li conduceva contro Alvinzi, occupatore per la seconda volta del contrastato passo. Là erano le sorti d'Italia e di tutta la guerra, là di Mantova si definiva. Mai più ostinatamente o più coraggiosamente come in questo fatto si combattè. Ebbero l'uno assalto e l'altro felice fine pei buonapartiani, perchè Berthier frenava il nemico nel piano, e Joubert, cacciato a forza il nemico da Rivoli, se ne impossessava.
Intanto già si era per modo accostato Liptay, che incominciava a percuotere l'ala sinistra de' Franzesi non ancor del tutto rimessa in ordine dal precedente scompiglio; e tra per questo e per Lusignano, che già si approssimava, a grande repentaglio eran ridotte le franzesi sorti. Ma le ristorava, secondo il solito, quel Massena, che sforzava Liptay a ritirarsi e ricovrare a Caprino. Prevedendo poi l'arrivo di Lusignano, andava a porre alcune sue genti su certi colli pei quali si poteva riuscire dietro a Rivoli. A questo modo la fortuna, che sul principio e per parecchie ore aveva inclinato a favor degl'imperiali, voltato il viso, guardava propizia i repubblicani, per opera principalmente di Buonaparte. Rimaneva Lusignano, che poteva ancor disordinare la vittoria, se non avesse avuto con la rotta di lui la sua perfezione. Infatti compariva, già erano le nove della mattina, con terribile mostra, dopo di aver varcato i monti, nella terra di Pesena, e già s'incamminava più sotto, verso Affi. Nè il frenava il presidio alloggiato a Rocca di Garda; ma dopo un grosso affronto a Calcina, aveva continuato il suo viaggio, e già pervenuto sul monte Fiffaro a fianco ed alle spalle di Rivoli, rendeva dubbia la vittoria.
Mentre così in una battaglia già tante volte vinta e perduta stavano ancora sospese le sorti, arrivava Rey, che, come abbiamo narrato, per ordine di Buonaparte veniva da Desenzano e Lonato in luogo donde già poteva essere di sussidio a' suoi. Velocemente marciando, superati i monti di Cavaglione colla rotta de' Croati, che li guardavano, aveva trovato modo di aprirsi la strada fino a Massena. Si avventavano allora tutti ad un tempo contro Lusignano, Massena da una parte, Mounier dall'altra, Rey alle spalle per forma che, attorniato da tutte le bande, soperchiato dal numero soprabbondante de' nemici, fu costretto a cedere, deponendo l'armi e dandosi con tutti i suoi prigionieri in poter de' repubblicani. Dava questo fatto piena vittoria a Buonaparte, il quale, ritirandosi tutta la restante oste d'Alvinzi rapidamente verso la parte più alta e più aspra del Tirolo, ed avute le novelle dell'accostarsi di Provera a Mantova, con celerità eguale a quella con cui aveva camminato da Verona a Rivoli correva da Rivoli a Mantova, conducendo con sè Massena e la sua schiera, tanto sicuro fondamento alle vittorie.