Qui ricominciavano i plausi ed i cannoni strepitavano. A questo modo s'instituiva la repubblica Cisalpina, mandata da un principio che pareva eterno ad un dubbio e corto avvenire. Furonvi tutto il giorno corsi di carri e di cavalli, suoni, balli, festini in ogni canto, poi la sera bellissime luminarie sì dentro che fuori del teatro. Insomma fu una grande e solenne allegrezza; e queste feste non in altra città del mondo riescono tanto liete e tanto magnifiche, quanto nella bella e splendida Milano.

Perchè poi la memoria di un giorno tanto solenne nella mente de' posteri si conservasse, decretava il direttorio, che si rizzassero nel campo della confederazione ad onore di ciascuna schiera dello esercito franzese otto piramidi quadrangolari; sur un lato di ciascuna piramide si scolpisse un segno eterno della gratitudine e dell'amicizia del popolo cisalpino verso la repubblica Franzese e l'esercito d'Italia; s'inscrivessero su due altri lati i nomi di que' forti uomini che avevano dato la vita per la patria loro e per la libertà cisalpina nelle battaglie; che lo ultimo lato si serbasse intatto per iscolpirvi, ove fosse venuto il tempo, i nomi di quei prodi cittadini, che fortemente combattendo avrebbero procurato col sangue loro salute e libertà alla patria cisalpina.

Contaminava l'allegrezza de' patriotti l'essersi fatta serrare dal direttorio la società di pubblica instruzione. Si trovò pretesto dell'essere contraria agli ordini della constituzione.

Continuava ad usare Buonaparte la autorità suprema. Nominava i giudici, gli amministratori de' distretti o de' dipartimenti, o que' dei municipii. Si faceva poi più tardi ad eleggere i membri dei due consigli, cioè del consiglio grande o de' giovani, e del consiglio de' seniori o degli anziani.

I popoli all'intorno, che se ne vivevano o con governi temporanei e tumultuarii, veduto le forme più regolari e più promettenti della Cisalpina, e quell'affezione particolare che il capitano invitto le portava, si davano a lei l'uno dopo l'altro. Bologna, Imola e Ferrara furono le prime a mostrar desiderio dell'unione, le due ultime più ardentemente per invidia a Bologna, la prima più a rilento per la memoria dell'antica superiorità. La giunta bolognese titubava; ma tanti furono i maneggi de' patriotti più accesi e l'intromettersi de' cisalpini, che ne fu vinta la sua durezza, ed accedeva anche essa alla prediletta repubblica; accostamento di grandissima importanza, perchè era Bologna città grossa e piena d'uomini forti e generosi. Unite le legazioni, pensava Buonaparte a compire il direttorio; vi chiamava per quinto un Costabili Containi di Ferrara.

Principalmente accrebbe la grandezza cisalpina la unione della forte Brescia, membro tanto principale della terraferma. Fu tratto presidente del consiglio grande Fenaroli, nativo di questa città, il quale, avuta principal parte nelle precedenti mutazioni, si mostrava molto ardente per la conservazione dello Stato nuovo.

Mantova, perchè ancora di destino incerto, se ne stava in pendente di quello che si avesse a fare. Ma poi quando si seppe che pel trattato di Campoformio l'Austria si spogliava della sua sovranità sopra di lei, s'incorporava con animo pronto anch'essa alla Cisalpina. I Cisalpini poi, fatto di per sè stessi impeto nell'Oltre-Po piacentino, consentendo facilmente i popoli, l'aggregavano alla loro società.

Ampliata la repubblica per tutte queste aggiunte, Buonaparte le divideva in venti dipartimenti con Milano, città capitale. Per tal modo in men che non faceva cinque mesi dappoichè era stata creata, in questa larghezza si distendeva la Cisalpina che conteneva in sè la Lombardia austriaca, i ducati di Mantova, di Modena e di Reggio, Massa e Carrara, Bergamo, Brescia coi territorii loro, la Valtellina, e le tre legazioni di Bologna, di Ferrara e dell'Emilia, parte del Veronese e l'Oltre-Po piacentino. Poco dopo, Pesaro, città della Romagna, fatta mutazione, si dava alla Cisalpina.

L'unione delle legazioni alla Cisalpina aveva in sè non poca malagevolezza, perchè questi popoli, soliti a vivere sotto il dominio della Chiesa, ripugnavano alle innovazioni che loro pareva che fossero state fatte nelle cose attinenti alla religione. Questa mala contentezza si era vieppiù dilatata quando si domandarono i giuramenti ai magistrati. Fu loro imposto di giurare osservanza inviolabile alla constituzione, odio eterno al governo dei re, degli aristocrati ed oligarchi, di non soffrire giammai alcun giogo straniero e di contribuire con tutte le forze al sostegno della libertà ed uguaglianza e alla conservazione e prosperità della repubblica. Per mitigare le impressioni contrarie concette dal popolo, intendevano i magistrati alle persuasioni, ma come d'uomini la maggior parte troppo debiti alle nuove opinioni, elle facevano poco frutto. Tentaronsi gli ecclesiastici, e fra gli altri il cardinale Chiaramonti, vescovo d'Imola, che poi fu papa sotto nome di Pio VII. Il suo testimonio e le sue esortazioni, come d'uomo di vita integerrima e religiosa, erano di molto momento. Pubblicò egli adunque il giorno del Natale del presente anno 1797 una omelia, in cui parlava ai fedeli della sua diocesi parole di tanta soavità, che, dette com'erano da un uomo così eminente per dignità e così venerato per la santità dei costumi, calmavano gli spiriti raddolcivano i cuori, e preparavano radici al nuovo Stato.

Ordinata la Cisalpina, restava che le potenze amiche alla Francia la riconoscessero in solenne modo come potentato europeo. Vi si adoperava Buonaparte cupidamente, recando a gloria propria che non solo vivesse la creazione sua, ma ancora assumesse la condizione di vero Stato. In questa bisogna il mezzo più facile era anche il più efficace; quest'era che la Francia riconoscesse quella sua figliuola primogenita, come la chiamavano.