Sebbene la prima parte dell'impresa fosse compita, restavano da effettuarsi le due altre che avevano anch'esse gran momento di difficoltà; quest'erano il passo dalla Valtellina nella valle Camonica, cioè dalle acque dell'Adda a quelle dell'Oglio, ed il passo dalla Valtellina nel Trentino, cioè delle acque dell'Adda a quelle dell'Adige. Apriva il primo il monte Priga, il secondo il monte Tonale. Non ebbe prospero fine il tentativo contro quest'ultimo, perchè gli Alemanni vi si erano fortemente trincierati, e sebbene Macdonald due volte con grande vigoria li combattesse, aiutati dalla stagione, dalla fortezza del sito e dal proprio valore, il risospinsero.
Da un'altra parte sortiva esito felice il passo della Priga. Traversato, non senza gravi difficoltà e pericoli, quell'aspro monte, vedevano i repubblicani le acque dell'Oglio, e, passato Breno, si raccoglievano a Pisogna, terra posta sulla settentrional punta del lago d'Iseo, cui l'Oglio con le sue acque forma e nudrisce. Vi trovavano la legione italiana di Lecchi e vettovaglie fresche, provvidenza di Brune, che ve le aveva mandate a ristoro di quelle stanche ed eroiche genti.
Erasi sul fine di novembre disdetta la tregua e denunziate le ostilità da una parte e dall'altra; ma non si venne tosto alle mani in Italia, perchè Brune non voleva principiar la guerra innanzi che Macdonald, occupato allora nel passo dei monti, fosse venuto a congiungersi con lui. Nè stava senza timore che il suo fianco destro pericolasse, stantechè Dupont, dopo la conquista della Toscana, era ritornato con la maggior parte delle truppe al campo principale, lasciato solamente in quel paese Miollis con tre o quattro mila soldati. Oltre a ciò il re di Napoli, stimolato dagl'Inglesi, e volendo cooperare con l'Austria, aveva radunato un esercito campale sotto la condotta del conte Ruggiero di Damas; il quale, traversato lo Stato pontificio, già si avvicinava alla Toscana. Perciò il generale di Francia stava aspettando che Macdonald si accostasse, e che i soldati novelli, che già erano arrivati in Piemonte, gli pervenissero. Nè meno desiderava indugiar la guerra Bellegarde, volendo aspettare che Laudon e Wukassowich fossero scesi dal Tirolo. Inoltre, trovandosi alloggiato in sito forte per natura e per arte, amava meglio essere assaltato che assaltare.
Avvicinandosi oggimai la fine dell'anno, ed essendo giunto Macdonald sui campi donde poteva cooperare con Brune, e volendo il generalissimo secondare i movimenti di Moreau in Germania, che con armi prospere minacciava il cuore dell'Austria, si deliberava a dar principio alle ostilità: assaltati impetuosamente i corpi che Bellegarde aveva posto alle stanze sulla destra del Mincio, gli sforzava a rivarcare il fiume. Restava ch'egli medesimo il passasse, difficil opera, perchè gli Austriaci, forti di numero e di sito, si erano risoluti a difendere gagliardamente il fiume. Erano i Franzesi partiti in tre schiere. Fece Brune pensiero di varcare al passo di Mozambano, perchè quivi le rive essendo meno paludose, facilitavano l'accostarsi ed il combattere più fermamente ne' luoghi occupati. Perchè poi il passo gli riuscisse più facile, avvisò d'ingannar il nemico col fargli credere ch'ei lo volesse passare più sotto tra la Volta e Pozzuolo. Correva il giorno 25 dicembre, cui il generalissimo di Francia aveva destinato al passaggio del Mincio. Fu il primo Dupont a mandar ad effetto la fazione che gli era commessa, d'ingannare, cioè, il generale tedesco, però contentandosi di una dimostrazione sulla riva sinistra, senza prendervi alloggiamento stabile, senza ingaggiare battaglia giusta. Passava primieramente coi soldati leggieri sulle barche trovate a caso, poi, accomodate le piatte, costruiva il ponte e varcava con la maggior parte delle genti. S'impadroniva, dopo breve contrasto, della terra di Pozzuolo, e, senza aver rispetto alle condizioni delle cose, vi fermava le sue stanze; felice ad un tratto ed infelice pensiero. Ne sorse un gravissimo pericolo; perchè Brune, avendo trovato le strade molto sinistre, non potè mettersi all'impresa il giorno 25: il che fu cagione che Bellegarde, che alloggiava col grosso a Villafranca, terra poco lontana, corse subitamente con tutto il pondo de' suoi contro Dupont. Si difese virilmente il Franzese, ancorchè Bellegarde si fosse scoperto con quasi tutto il suo esercito in battaglia; fecero i suoi soldati quanto in accidente sì pericoloso per uomini valorosi si poteva fare. Ma tanto preponderava il nemico, che già Dupont, non essendo potente a resistere col suo corpo solo, cedeva e si vedeva vicino ad essere rituffato nel fiume, portando in tal modo la pena dell'aver preso animo, contro gli ordini del capitano generale, di fermarsi a far grossa battaglia sulla riva opposta del fiume. Sarebbe adunque stata l'ala destra dei Franzesi conquisa intieramente e rotta, se non fosse giunto improvvisamente un non pensato soccorso. Suchet, che dall'eminenza della Volta scopriva quanto Dupont fosse pressato dal nemico, consigliandosi piuttosto con la necessità dell'accidente che con gli ordini di Brune, perciocchè il generalissimo gli aveva ordinato che andasse ad aiutare il passo di Mozambano, frettolosamente marciava al mal auguroso Pozzuolo. L'arrivo di Suchet, ristorava la fortuna della giornata oramai perduta. Tuttavia gli Austriaci, grossi e sicuri sul destro fianco, facevano una battaglia forte e molto ostinata. Tre volte s'impadronirono di Pozzuolo, e tre volte ne furono risospinti. Infine fu costretto Bellegarde a tirarsi indietro a Villafranca, lasciando i repubblicani in possessione di Pozzuolo. Patì molto in questa battaglia, nè però senza strage fu la vittoria dei Franzesi. Il seguente giorno, come aveva destinato, passava Brune il fiume a Mozambano per guisa tale che tutto l'esercito di Francia si trovava condotto sulla sinistra del Mincio.
Bellegarde, considerato il successo della fazione di Pozzuolo, nè volendo avventurarsi a battaglie campali in quelle facile largura tra il Mincio e l'Adige, ancorchè molto prevalesse di cavalleria, accomodava le sue deliberazioni agli esiti delle cose, e ritirava le genti sulla sinistra dell'Adige, solo lasciando sulla destra alcuni corpi, non per signoreggiare il paese, ma soltanto per meglio difendere il passo del fiume. Brune, fatto più ardito dalla vittoria, applicava l'animo a cacciare l'avversario oltre Verona, ed a far sentire l'impressione dell'armi franzesi nel Vicentino, nel Padovano e nel Trivigiano. Per la qual cosa, avvicinandosi col grosso all'Adige, mandava Moncey con un corpo sufficiente verso Corona e Rivoli, affinchè serrasse la strada a Laudon ed a Wukassovich, che già scendevano dal Tirolo, e nel caso in cui eleggessero di rivoltarsi là dond'erano venuti, li perseguitasse anche all'insù. Sapeva che Macdonald, procedendo pei monti superiori, ed entrando dalla valle dell'Oglio in quella del Mela, da questa in quella della Chiesa, e pervenendo alla superior coda del lago di Garda, si proponeva di riuscire per montagne scoscese e rotte sopra a Trento. La quale mossa, se avesse avuto il suo effetto, Laudon e Wukassovich, combattuti sopra da Macdonald, sotto da Moncey, non avrebbero più avuto scampo. Succedeva felicemente il pensiero di Brune, rispetto al passo del fiume, perchè facilmente gli veniva fatto di varcarlo a Bussolengo, luogo già tanto famoso pei successivi passaggi, ora dei Franzesi, ora di Tedeschi. Bellegarde, informato del viaggio di Macdonald, aveva fatto debole dimostrazione per impedire il transito ai repubblicani, e si ritirava, lasciato solamente nel castello di San Felice di Verona un presidio, che poco dopo si arrese sulle rive del Brenta. Al tempo stesso accortosi quanto la guerra fosse pericolosa a Laudon ed a Wukassovich, aveva loro comandato che risalissero più presto che potessero l'Adige, e per la valle della Brenta con frettolosi passi venissero a congiungersi con lui nei contorni di Bassano.
In questo punto pervennero le novelle che dopo la vittoria di Hohenlinden, guadagnata da Moreau contro l'arciduca Giovanni, era stata conclusa a Steyer il giorno 25 dicembre una tregua tra il generale franzese e l'arciduca Carlo. Propose Bellegarde a Brune un trattato simile di sospensione di offese; ma, esigendo, conforme alle istruzioni, che gli si cedesse, oltre Peschiera, Ferrara, Ancona e porto Legnago, anche Mantova, il trattato non potè aver effetto, e si continuò la guerra.
MDCCCI
Anno di
Cristo
MDCCCI
. Indizione
IV
.
Pio
VII papa 2.
Francesco
II imperadore 10.