Già era l'inviato dei confederati giunto a Berlino, quando sopraggiunsero le novelle dell'unione di Genova all'imperio di Francia, accidente contrario alle dichiarazioni di Napoleone ed agl'interessi dell'Austria in Italia. Arrestossi a tale improvvisa notizia Novosiltzoff, donde, fatto sapere all'imperadore Alessandro il fatto, era tostamente richiamato a Pietroburgo. Per questo medesimo accidente, e pel caso di Lucca, che poco dopo si seppe, l'Austria più strettamente si congiungeva con la Russia.
Incominciarono i discorsi politici soliti a precedere le guerre, e dai discorsi si vedeva che poca speranza restava di pace: nè Napoleone era uomo capace di disfare per minaccie ciò che aveva fatto, nè l'Austria si voleva tirar indietro dalle sue risoluzioni, sapendo che Alessandro già aveva avviato verso i suoi confini due eserciti, ciascuno di cinquanta mila soldati. Insorgeva adunque più vivamente ed a Napoleone rappresentava il suo desiderio d'amicizia con Francia, di pace con tutta Europa; ma essersi violato per gli ultimi accidenti d'Italia il trattato di Luneville, promettitore d'indipendenza per l'italiana repubblica; essersi con nuove rovine di stati independenti spaventata l'Italia: non dovere una sola potenza arrogarsi il diritto di regolare da sè gli interessi delle nazioni con esclusione delle altre; richiedere la Francia dell'osservazion dei patti; richiederla della dignità e dei diritti dell'altre potenze; offerire a norma delle condizioni stipulate alla concordia, offerirla ora che con le armi ancora non si contendeva, offerirla quando già si combattesse, e sempre essere parata a convenire, salvi i trattati conclusi e l'independenza delle nazioni.
Seguitarono queste protestazioni altri discorsi da ambe le parti. Intanto le armi si apprestavano. L'imperadore di Francia, che con la celerità aveva sempre vinto, vedendo la nuova lega ordita contro di lui e la guerra inevitabile, stando coll'animo riposato dal canto della Prussia, ordinò incontanente all'esercito raccolto sulle coste di Francia verso l'Inghilterra marciasse in Alemagna, soccorresse alla Baviera minacciata dalla Austria, ributtasse la forza colla forza. Poco dopo, descritti nuovi soldati, si avviava egli medesimo verso i campi d'Alemagna, sapendo quanto mole della guerra fossero il suo nome ed il suo valore. Dal canto suo l'Austria commetteva all'arciduca Ferdinando, giovane animosissimo, l'esercito germanico, dandogli per moderatore della sua gioventù il generale Mack.
Dalla parte d'Italia, le condizioni delle cose militari erano le seguenti. L'Austria, considerato quanta efficacia fosse per avere il nome dell'arciduca Carlo, lo aveva preposto all'esercito italico, schierato sulle rive dell'Adige. I forti passi del Tirolo erano dati in guardia all'arciduca Giovanni con una grossa schiera, congiungitrice de' due eserciti germanico ed italico. Si era fatto disegno che a queste forze si accostasse, sbarcando in qualche parte d'Italia, un grosso aiuto di Russi e d'Inglesi, che allora erano raccolti nelle isole di Corfù e di Malta. Ma Napoleone, contuttochè principal cura avesse delle cose di Germania, non pretermise quelle d'Italia; e poichè seppe che l'arciduca Carlo era stato posto al governo della guerra, avendo più fede nella fortuna di Massena che in quella di Jourdan, surrogava il capitano italico al capitano germanico. Mandava intanto nuovi soldati, per modo che tra Franzesi ed Italiani Massena aveva un esercito fiorito ed uguale pel numero all'alemanno, che sommava circa ad ottanta mila soldati. Stavasi Massena alloggiato sulla destra dell'Adige, pronto a tentare il passo, come prima fosse dato il segno delle battaglie. L'imperadore di Francia, che in tutte le sue guerre, poco curandosi delle estremità, ed amando le guerre grosse piuttosto che le sparse, badava sempre al cuore, perchè sapeva che a chi n'andava il cuore ne andavano anche le estremità, fece, disegno d'ingrossare sull'Adige con mandarvi quella parte che sotto Gouvion di Saint-Cyr alloggiava nel regno di Napoli. Il che, perchè con sicurtà potesse eseguire, aveva con sue pratiche e per mezzo del marchese del Gallo, ambasciatore del re a Parigi, indotto Ferdinando a sottoscrivere un trattato di neutralità. S'obbligava per questo trattato il re a starsene neutrale durante la presente guerra, a respingere colla forza ogni tentativo fatto contro la sua neutralità, a non permettere che alcuna truppa nemica sbarcasse, o ne' suoi regni entrasse, a non ricettare ne' suoi porti alcuna nave nemica, a non commettere i suoi soldati o le piazze ad alcun ufficiale o russo od austriaco o di altra potenza nemica, ed in questo capitolo s'intendessero anche compresi i fuorusciti franzesi: il che particolarmente accennava al conte Ruggiero di Damas. Dalla parte sua Napoleone, fidandosi, come si spiegava, nelle obbligazioni e promesse del re, consentiva a sgomberare il regno dei suoi soldati, ed a consegnare i luoghi occupati agli ufficiali napolitani. Si obbligava, oltre a ciò, e prometteva di conoscere ed avere per neutrale nella guerra presente il regno delle Due Sicilie. Saint-Cyr marciava verso l'Adige.
I discorsi, secondo il solito, procedevano le armi; moderati dal canto dell'arciduca, più vivi da quello del capitano napoleonico. Quando poi già le armi suonavano in Alemagna, e già la Baviera era invasa dagli Austriaci, il principe Eugenio, vicerè d'Italia, pubblicava con parole molto aspre contro l'Austria la guerra.
Già si combatteva aspramente in Germania, quando ancora si riposava dalle armi in Italia, imperciocchè, a petizione dell'arciduca, che desiderava, prima di combattere, sapere a qual via s'incamminassero gli accidenti della guerra germanica, si era fatto tra lui e Massena un accordo, perchè le offese non si potessero cominciare prima del 18 ottobre.
Ma già vincevano le napoleoniche stelle. L'imperatore dei Franzesi arrivando in Alemagna innanzi che gli Austriaci avessero avuto tempo di riuscir oltre i passi della Selva Nera e di fortificarli, ed innanzi che i Russi giungessero in aiuto loro, si avventava, in ciò mostrando, oltre la celerità, una grandezza di militari concetti straordinaria, contro il nemico tante volte vinto. Trovossi Mack in pochi giorni cinto da ogni parte, segregato da Vienna, ridotto dentro le mura di Ulma. Aveva vinto Napoleone una prima battaglia a Vertinga, una seconda a Gunsborgo. Per tal guisa non solamente furono serrati gli Austriaci, ma fu ancora Mack separato dall'arciduca Giovanni.
Spuntava appena il giorno 18 ottobre, termine della tregua, che sapendo già Massena essersi venuto alle mani in Germania con prospero successo de' suoi compagni, si deliberava a cominciar la guerra. Alle quattro della mattina, dando due assalti uno sotto l'altro sopra Verona, si accingeva a sforzare sul mezzo il passo.
Imponeva a questo fine a Duhesme ed a Gardanne che assaltassero il ponte: era murato e rotto; ma Lacombe Saint-Michel, generale d'artiglieria, con un petardo, esponendosi a grave pericolo, perchè i Tedeschi fulminavano dalla riva sinistra, rompeva il muro, ed il generale Chasseloup con pari valore riattava il ponte. Passarono i soldati annali alla leggiera; ma fortemente pressati dai Tedeschi, correvano grandissimo pericolo. Non tardò Gardanne a venire in soccorso loro col grosso delle sue compagnie, e rinfrescò la battaglia. Si combattè con molto valore e con vario successo da ambe le parti. L'arciduca, che aveva il suo campo a San Martino, mandò tostamente nuovi soldati in soccorso de' suoi, donde nasceva un più vivo e più generale combattere; Duhesme ancor egli era passato con tutta la sua schiera. Per quel giorno non fu compiuta pei Franzesi, ancorchè avessero il vantaggio, la vittoria, e fu loro forza tornarsene ad alloggiare sulla destra del fiume, conservando però in poter loro la signoria del ponte.
Massena, o che il ritenesse il forte sito dell'arciduca, o che volesse aspettare che Saint-Cyr l'avesse raggiunto, o che desiderasse, prima di cacciarsi avanti, udire i fatti ulteriori della Germania, se ne stette più giorni senza fare alcun movimento d'importanza. In questo gli sopraggiungono desideratissime novelle: avere tutto l'esercito di Mack, salvo una piccola squadra fuggita sotto la condotta dell'arciduca Ferdinando, deposto le armi, ed essersi dato, il dì 17 ottobre, vinto e cattivo in mano di Napoleone: il che importava l'annichilazione quasi intiera delle forze austriache in Alemagna. Cambiavansi le sorti dell'italica guerra. Fu l'arciduca obbligato a debilitarsi con mandar parte de' suoi in aiuto dell'imperio pericolante. Sgomentaronsene i Tedeschi, presero animo i Franzesi. Massena, udito il maraviglioso caso d'Ulma, si risolveva, senza frappor tempo in mezzo, ad assaltare l'avversario nel suo forte alloggiamento di Caldiero. Il giorno 29 ordinava il passo del fiume. Duhesme e Gardanne, passato il ponte, si erano allargati a destra; Seras, passato più sopra, seguitava ad altro disegno le falde dei monti, ed occupando le alture di val Pontena, che signoreggiavano il costello di San Felice, che con le artiglierie aveva molto noiato i Franzesi al passo del ponte, aveva obbligato i Tedeschi a sgombrare da Veronetta. Ciò diede abilità ad altre squadre di passare, massimamente ai cavalli, per modo che gli Austriaci, cacciati da tutti i siti, e perfino da San Michele, si ritirarono con grave perdita, sempre però animosamente combattendo, oltre San Martino. I Franzesi pernottarono in Vago. Si risolveva l'arciduca a far fronte a Caldiero. Si ordinava la mattina del giorno 30 alla battaglia, distendendosi in siti diligentemente fortificati, e tenendo in serbo la cavalleria ed un grosso corpo di ventiquattro battaglioni di granatieri.