Il generale di Francia aveva partito i suoi in tre schiere, con un grosso ordinato alle riscosse, e che stava accampato in poca distanza alle spalle. Massena, avendo inteso che le fazioni ordinate di Seras e di Verdier avevano avuto il fine ch'egli si era proposto, si deliberava ad attaccare la battaglia. Non immoreremo a descrivere questo fatto, che fu egregiamente combattuto da ambe le parti, ma il fine fu che i Tedeschi, lasciando la vittoria in potestà di chi poteva più di loro, cedettero, del campo e si ritirarono alle batterie che l'arciduca aveva piantato sopra le eminenze che torreggiano oltre Caldiero.

Mentre si combatteva a Caldiero, aveva l'arciduca mandato a sua destra verso i monti una colonna di cinque mila soldati sotto la condotta d'Hillinger col proposito di circuire e di combattere i Franzesi alle spalle. Ne nacque un grave accidente a danno delle forze austriache, poichè Seras, che assai forte marciava su quelle medesime terre, oltre procedendo ed intromettendosi tra Hillinger e l'arciduca, tagliò fuori la squadra segregata, e la ridusse alla necessità di arrendersi.

Il fatto di Caldiero, la calamità d'Hillinger, gli ordini dell'imperatore suo fratello non lasciarono più luogo ad elezione nell'arciduca. Per la qual cosa la notte del primo novembre principiò a tirarsi indietro per la strada di Vicenza; poi, continuando con arte a cedere del campo, conduceva le sue genti, più intere che le perdite prime e la presta ritirata potessero permettere, sulle sponde della Sava, ponendosi alle stanze di Lubiana. Il seguitarono velocemente i Franzesi: raccolsero alcuni corpi, ma piccoli, di sbrancati e grossi magazzini di viveri, principalmente in Udine e Palmanova. A questo modo i fertili paesi della terra ferma veneta, conquistati di nuovo dalle armi vincitrici di Napoleone, furono tolti all'Austria. Solo la città di Venezia restava in poter dei Tedeschi.

Era in questo mezzo tempo arrivato da Napoli Saint-Cyr. Massena, trovandosi in necessità di seguitare a seconda l'arciduca nelle montagne della Carniola e della Carintia, non voleva, per timore di qualche sbarco di Russi e d'Inglesi, lasciare senza difesa i lidi veneziani. Ordinava pertanto a Saint-Cyr che si allargasse e custodisse le spiaggie dalle bocche dell'Adige sino a Venezia. Questa provvidenza ebbe felice successo, non contro i tentativi di mare, che nessuno fu fatto, ma contro uno di terra. Occupato Ney il Tirolo tedesco, e insignoritosi del Tirolo italiano; costretto Augereau il generale Yellacich alla dedizione; un grosso di sette mila fanti e mille cavalli, sotto la condotta del principe di Roano, forzato a calarsi per le sponde della Brenta verso i piani bagnati da questo fiume, incontratosi a Castelfranco con Saint-Cyr, dopo un furioso conflitto, fu obbligato ad arrendersi. Dopo questo fatto Massena, sicuro alle spalle, vieppiù inoltrava la sua fronte, e fermava gli alloggiamenti in Lubiana, ritiratosene l'arciduca per internarsi nella Croazia, e di là nel principato di Sirmio in Ischiavonia, tra la Drava e la Sava. I soldati di Massena e di Ney si congiunsero a Villaco ed a Clagenfurt: i due eserciti di Francia, germanico ed italico, si congregarono alle future imprese sul Danubio.

Aveva Ferdinando di Napoli, siccome si è narrato, stipulato la neutralità; ma quando appunto la guerra si definiva in favor di Francia in Germania e nell'Italia superiore, essendo già corso oltre il suo mezzo il mese di novembre, arrivavano nel golfo di Napoli due navi inglesi con molte onerarie, sopra le quali erano quindici mila soldati, dodici mila Russi venuti da Corfù, tre mila Inglesi venuti da Malta. Sbarcarono soldati, armi e munizioni tra Napoli e Portici, annunziando, venire non solo per proteggere il regno, ma ancora per correre verso Italia superiore in aiuto degli Austriaci. Non fece il re, non bene considerando quel che potesse portare seco il tempo futuro, alcuna dimostrazione nè protesta per impedire lo sbarco di queste genti nemiche a Francia. L'ambasciator di Napoleone, viste le insegne del nemico, molto acerbamente si risentiva, e, calati gl'imperiali stemmi dalla fronte del suo palazzo, richiedeva il re dei passaporti, e l'infedele terra (come diceva) abbandonando, se ne partiva alla volta di Roma. Per mitigarlo, mandava fuori il governo un editto, per cui prometteva ai Franzesi, Italiani, Liguri e ad altre nazioni unite all'impero franzese, che sarebbero le proprietà loro ed i traffici sicuri e salvi. Fu la dimostrazione indarno, perchè non solo nissuna protestazione conteneva contro il moto dei confederati, ma nemmeno mostrava alcun dispiacere di quello che la Francia avea sentito sì acremente. Gli effetti che ne seguitarono, e che per molti anni tolsero al re la possessione del regno di qua dal Faro, saranno fra breve raccontati.

Vinceva Napoleone nei campi d'Austerlitz una campale battaglia. Vinti i Russi ausiliarii, fu l'Austria costretta a consentire ai patti. Si fermarono a Presborgo in Ungheria il dì 26 dicembre. Consentiva l'imperatore di Alemagna e d'Austria a tutte le unioni dei territorii italiani; riconosceva le risoluzioni prese dall'imperator di Francia rispetto a Lucca ed a Piombino; riconosceva l'imperator di Francia come re d'Italia con ciò però che, seguita la pace generale, le due corone, a seconda delle promesse fatte dall'imperator Napoleone, l'una dall'altra fossero separate, nè mai in perpetuo potessero esser riunite; dava in potestà dell'imperatore medesimo di Francia tutti gli Stati dell'antica repubblica di Venezia a lui ceduti pel trattato di Campo Formio, e consentiva che fossero uniti al regno d'Italia; riconosceva ancora nei duchi di Vittemberga e di Baviera la qualità ed il titolo di re; cedeva a quest'ultimo, oltre parecchi paesi, i principati di Brissio e di Bolzano, le sette signorie di Voralberga e parecchi altri paesi sulle rive del lago di Costanza; dal canto suo l'imperator Napoleone guarentiva l'interezza dell'impero d'Austria, consentiva che Salisborgo, già dato all'arciduca Ferdinando di Toscana, al medesimo imperio si unisse, e si obbligava ad intromettersi appresso al re di Baviera, perchè cedesse Visborgo all'arciduca in compenso di Salisborgo.

MDCCCVI

Anno di
Cristo
MDCCCVI
. Indizione
IX
.

Pio
VII papa 7.

Francesco
II imperadore 15.