— Va bene — diss'egli con ostentata pacatezza. — Padrone.

Si voltò improvvisamente a don Rocco che lo seguiva mogio mogio.

— Per bacco — esclamò con dispetto — credete proprio avere in casa uno stinco di santa? Non tenete conto, voi, delle chiacchiere che si fanno, dello scandalo? Andar contro il paese, andar contro chi vi mantiene, andar contro il vostro bene, contro la Provvidenza, per quel bel tipo? Davvero che se non vi conoscessi, caro don Rocco, non so cosa penserei.

Don Rocco, si contorceva, batteva furiosamente le palpebre, come se lottasse con angosce segrete, con parole affannose che gli volessero uscire suo malgrado.

— Non posso cambiare, ecco — diss'egli a conclusione delle smorfie. — Non posso.

— Ma perchè, in nome del cielo?

— Perchè non posso in coscienza.

Don Rocco alzò finalmente gli occhi. — Ho già detto alla signora che contro la giustizia non posso andare.

— Che giustizia? La vostra è orba, caro. Orba, sorda e zuccona. E se avete detto una corbelleria ieri, volete ripeterla anche oggi? E se non credete quel che si dice della Lucia, mancano ragioni di mandar via una serva? Mandatela via perchè non vi leva l'unto del soprabito, perchè non vi rattoppa le calze, che so io! Mandatela via perchè vi fa i maccheroni senza sugo e la zucca senza sale.

— La ragione sarebbe sempre quell'altra — rispose don Rocco, cupo.