C'era nel suo cuore anche l'idea di portar questa donna via del paese. I suoi non avevano bisogno di serva, ed egli, tardando a collocarsi, non avrebbe potuto mantenerla. Ma certe idee ragionevoli, certe necessità delle cose non gli arrivavano mai al cuore e assai tardi alla testa, cui allora don Rocco si percoteva subito davanti o si grattava di dietro, come se ne avesse molestia.
Nel discendere a S. Luca il professore raccontò che i carabinieri erano in cerca del Moro, sospettato complice di una recente grassazione, alcuni autori della quale erano caduti, quella mattina stessa, in mano della giustizia. Don Rocco udì la cosa non senza soddisfazione; si spiegava ora perchè non fosse venuto.
— Chi sa — si arrischiò a dire — che sia andato via, che non ritorni più. Allora ecco che finiscono anche queste chiacchiere. Non Le pare?
— Si, caro — rispose il professore intendendo la mira del discorso — ma voi conoscete la signora Carlotta. Oramai, che il Moro vadi o resti per lei non rileva. Bisogna licenziare la Lucia.
Don Rocco non parlò più e il professore nemmeno. Il primo accompagnò l'altro fino ai cipressi della chiesa, si fermò a guardargli dietro fino a che scomparve in fondo alla stradicciuola e tornò sospirando a casa.
Più tardi, mentre, curvo sotto il ferraiuolo, attraversava col lume in mano il corridoio che mette al coro di S. Luca, gli si affacciò con violenza il dubbio della notte precedente. Era proprio stata confessione? Si fermò nell'ombra del corridoio deserto, guardando il lume, lasciando per un momento salire i dolci pensieri tentatori nello spirito inerte. Pigliar un pretesto, licenziar la donna, vivere e morire in pace nel suo S. Luca. A un tratto il cuore incominciò a battergli forte. Eran pensieri che venivan dal diavolo! Come forse nel tempo antico aveva fatto in quello stesso luogo qualche frate tormentato dalle calde visioni notturne dell'amore e del piacere, don Rocco si fece in furia il segno della santa Croce, s'affrettò al coro e s'immerse nella lettura devota del breviario.
V.
Dieci giorni dopo, alla stessa ora, don Rocco stava in preghiere davanti all'altare della Madonna, sotto il pulpito.
Era alla vigilia di lasciare S. Luca per sempre. S'era accordato con la signora Carlotta di fingere un'assenza breve, una visita di quindici giorni al suo vecchio padre; di scrivere quindi che, per circostanze di famiglia non sarebbe più ritornato. Era poi successo questo, che il povero vecchio contadino prima di sapere la novità, aveva scritto chiedendo soccorsi; e don Rocco aveva dovuto vendere qualche po' di mobili tanto da risparmiar la spesa del trasporto e da non arrivare a casa a mani vuote. Ci andava con il proposito di starvi il minor tempo possibile, di andar cappellano dovunque piacesse alla Curia, cui si era raccomandato.
Nè del vino nè dei ladri si sapeva ancora notizie certe: ma si parlava di sospetti a carico di un'ostessa, di una nuova favorita del Moro, la quale avrebbe ricettato il vino. Del Moro si diceva da alcuni che fosse fuggito, da altri che stesse nascosto. Pareva che i carabinieri fossero di questa seconda opinione. Andavano e venivano, frugavano dappertutto, sempre inutilmente.