— Amen.
Don Rocco rimase senza fiato, con le mani in aria.
— Si sbrighi — disse la serva, tornando. — Non si ricorda che deve lasciarmi fuori il pastrano e gli abiti?
Il povero don Rocco si trovava assai male in arnese, portava addosso omnia bona sua, e c'era da cucire, da smacchiare alquanto, diceva la Lucia, per poter mettersi in viaggio l'indomani mattina. Don Rocco discese dall'altare senza rispondere e fece il giro della chiesa, porgendo il lume fra i banchi e i confessionali.
— Cosa c'è? Cosa cerca? — chiedeva ansiosamente la serva venendogli dietro. Don Rocco non rispose per un pezzo.
— Ho fatto due parole di preghiera — diss'egli finalmente — e ho udito rispondere «Amen».
— Avrà creduto — replicò la Lucia. — Si sarà immaginato.
— No no — fece don Rocco. — Ho proprio udito dire Amen. Pareva una voce che venisse di sotterra. Un vocione grosso. Non pareva un uomo. Pareva un bue, come.
— Sarà stato il vescovo — suggerì la donna. — Non c'è sepolto un vescovo, qui? Si sono udite ancora di queste cose.
Don Rocco tacque. Nella sua semplicità, nella sua innata disposizione alla fede, egli era inclinato a credere volentieri ogni cosa sovrannaturale, specialmente se si collegasse con l'idea religiosa. Più eran grosse, più faceva, in segno di riverenza, scuro il cipiglio, e beveva divotamente.