La penitente. — Egli soffre! Egli soffre! Io lo sento, io non prego, non voglio esser mai felice, non dolermi, non pentirmi; forse lo ristora, laggiù nei tormenti, l'amor mio.
Il confessore. — Empia, va, esci dal luogo santo, io t'abbandono all'impuro fuoco. Forse perdona, forse perdona il Signore a lui, non a te, mai.
La penitente. — Padre mio! Padre mio! Non lasciarmi, t'oppongo le mie disperate braccia, prego e piango, prego e piango, mi pento, mi pento, cado infranta a' piedi tuoi, Signore!
***
— Conserva di romanticismo alle cipolle — disse l'ufficiale. — Una cosa lagrimevole.
— Io la trovo bellissima — mormorò la signora con una squisita dolcezza d'ammirazione rattenuta, guardando ancora lo scritto.
— Specialmente — soggiunse il marito perchè la cattedrale è un deserto; non c'è nemmeno il sagrestano, se quei due lì, in confessione, gridano come disperati. E gli amanti non solo muoiono, ma uno è bell'e andato da un pezzo.
— Battista — disse donna Valentina — non essere insopportabile! — Vediamo un poco Lei, cos'ha scritto — soggiunse volgendosi a me. — Sono curiosissima.
Prese le mie povere fatiche, le percorse con una rapida occhiata e susurrò quasi parlando fra sè e sè:
— Non capisco.