— Mi ha posto nome lui, Fedele — diss'ella. — Ha ben capito, non è vero, ch'è mio padre? Poveretto, non lo ha voluto dire. La vergogna gli pareva troppo grande. Non dico mica di non avere colpa, sa. È vero che avevo promesso a Dio e alla Madonna. Povero papà, forse aveva fatto troppo conto sulle promesse d'una bambina: forse il Signore non ne ha fatto tanto. Ma non voglio mica giudicarlo, povero papà. È la disgrazia nostra, di tutti, che abbia un sentimento così. Io non ho nessuna amarezza con lui. Solo non ho potuto...

Non seppe reggere al ricordo delle parole dure che più l'avevano offesa. Le mancò la voce.

— È stata troppo amara — soggiunse dopo un istante, sospirando. — Troppo amara! Perchè lui, caro, gli voleva bene, malgrado tutto, al mio papà, e quel che ho fatto per tornare con il mio papà, me lo ha insegnato lui dal paradiso. Solo non voleva che andassi sul teatro. Il papà credeva che dopo la disgrazia lo avrei accontentato, ma non è mica possibile; bisogna bene che lo ubbidisca più di prima, mio marito, caro. Oramai poi ho perso tutte le speranze che il papà faccia pace. Neanche l'anello della povera mamma è giovato a niente. Ma l'aspettavo, sa, ma volevo pur tentare un'ultima volta. E adesso vorrei pregarla di parlare domani alla Lisetta.

Le dissi che disponesse pure di me per qualunque cosa.

— La ringrazi tanto, prima di tutto, la Lisetta — diss'ella. — Ha fatto quello che poteva, poverina, per aiutarmi. Le dica che non le scrivo perchè proprio non posso, e non so neanche se le scriverò più; ma che tutta la roba mia è sua e che le carte e i denari sono a Milano in mano dell'avvocato Benvenuti, via S. Andrea, n. 23. Vuol prender nota?

Notai nel mio portafogli, al chiaro di luna, il nome e l'indirizzo. Il cuore mi batteva forte, sentivo di scrivere qualche cosa di sinistro, la fine, quasi, di un'esistenza, la fine di quella dolce, bella creatura, tanto giovane, tanto amante, tanto mite con il fanatico furioso che l'uccideva.

— Ecco — dissi, riponendo il portafogli.

Eravamo giunti a quella fornace dove si spicca dalla via maestra il sentiero del laghetto.

— Vorrei andare al lago — diss'ella tranquillamente come se tutto fosse oramai finito in pace; e mi nominò un mio libretto, dove si tocca di questo lago alpino. L'idea di andare al lago a quell'ora, dopo quei discorsi, mi colpì tanto che me le opposi con troppo manifesto orrore. Fedele sorrise un poco. — Torniamo pure — diss'ella; e fatti pochi passi in silenzio, si pose a cantar sottovoce:

Ah non fia mai che nell'inferno