— Si deve capire ch'io sono in casa mia — diss'egli — e che tu sei uno straccione qualunque. Del resto eccoti lei, ma somiglia poco.
Mi diede la fotografia d'una signora che non mi parve assai giovane, nè assai bella.
— Somiglia poco — ripetè. — La vedrai. È una musica dalla punta dei capelli alla punta dei piedi. Povero Chieco!
Grossi nuvoloni uscivano dalla gola delle Sarche, raggiungevano e celavano il sole; l'òra del Garda soffiava sempre più forte nei pini e negli arbusti, sul lago tumultuante, tutto mobili luci plumbee. Chieco si buttò a giacer supino nell'erba con le mani intrecciate sotto la nuca, e mi volle accanto a sè.
— È una musica — diss'egli. — È la più morbida, fine musica ch'io conosca; è del Bach, per Sebastiano!
Balzò su a sedere per potersi sfogar meglio. Non pareva più il matto di prima.
— Tu sai — diss'egli — o piuttosto tu non sai come disegna Bach. Ebbene, quando lei si muove e io vedo svolgersi tutte le linee del suo dolcissimo corpo e ondulare in aria, così così, dietro di lei, io penso sempre alla musica di Bach.
Scosse forte il capo piantandosi le cinque unghie della mano destra nella fronte.
— Cosa vuoi? — disse. — Ha un orecchio, per esempio, che lo può fare solo il mio violoncello. E due labbra poi, due labbra così frementi di passione e di sensi, di tutti i peccati capitali, mio caro! Benchè sia santa e prude come una vecchia diavolessa inglese. È questo che ti frigge il sangue, capisci? Non ti parlo degli occhi, non sono mica il Padre Eterno per poterne parlare. Ma le mani, per Bach, ma le mani! C'è un birbaccione di professore tedesco che gliele studia con gli occhiali, e gliele ha trovate psichiche! Maledetto, come ha trovato bene! È un pezzo di quattrocento.
Continuò a lungo su questo tono misto di fuoco meridionale e di finezza parigina, di sensualità e di poesia, levando a cielo persino le toelette della dama, delle quali tremava che fossero una cosa sola con quel corpo e quell'anima, che le crescessero vive intorno come il calice al fiore. L'anima? Ah l'anima era musica italiana del settecento, così ricca di vena, così delicata nello scherzo, così composta e precisa nel sentimento, sempre penetrata da una ragione luminosa. Insomma questa donna era la sola degna di sposare Lazzaro Chieco, la sola cui avrebbe voluto sacrificare la sua libertà.